SUL MOSTRO O LA SKEPSIS: FREDDY KRUEGER E I FILOSOFI ELETTI
Il Mostro è un oggetto? È? Si fa bene a essere scettici sull’esistenza dei mostri. Ma vi è un mostro che fa l’opposto: l’irruzione della Skepsis (ricerca, dubbio) mi fa dubitare dell’esistenza. Tra l’altro aristotelicamente reca con sé una apologia della filosofia: bisogna filosofare per dimostrare che non bisogna filosofare. Perché quando, allineandomi con Kant e il successivo Idealismo, Io penso e m’interrogo è innanzitutto l’indagine che indago. Perché sono qui, similmente all’avo filosofo di Peter Griffin, a chiedermi: «Perché?»? Le risposte stanno tutt’intorno e non chiedono neppure domande per mostrarsi; tutto ciò che appare è lì anche senza le mie riserve sul suo senso ad accompagnarle. Ma una volta emerso questo mostro, che esige spiegazioni, è duro ad andarsene. Piuttosto sembra dare solo appuntamento alla prossima apparizione, un po’ come Freddy Krueger, solo che mentre il protagonista della saga Nightmare appare nei sogni, quest’altro mostro appare nella realtà.
“Did you forget about me? I didn’t forget about you!”.
Le apparizioni della Skepsis, però, mettono in crisi il mio concetto di realtà, perché quella che vedo non è la realtà, ma la rappresentazione che io me ne faccio. La vera realtà mi è inaccessibile, è ciò che Kant chiama Noumeno o almeno così è come (non) la concepisco. A ogni sua apparizione il mostro scettico si fa più insopportabile. Con Cartesio il dubbio inghiottisce tutto ad eccezione dell’Io, l’Io che dubita. Come unica realtà certa un tale Io che abita quella che potrebbe essere un’illusione non può più sentirsi al riparo dalle visite di Freddy, senza alcun dubbio. E infatti prima o poi l’incontro faccia a faccia con Krueger arriva: o mi uccide o mi convinco che non è reale e mi salvo.
Un filosofo che è rimasto ucciso da Krueger o la Skepsis è, per esempio, Wilhelm Weischedel. Infatti per il pensatore tedesco “l’unica certezza salda, quel che si sottrae al dubbio non è l’io, perché anche l’io è andato, nella radicale problematicità, sommerso: è il processo problematizzante in quanto tale”. Dunque solo la Skepsis si salva, dunque Freddy è l’unica realtà, il solo vivente. Per stessa ammissione di Weischedel “il filosofare si tira fuori dal pantano del possibile nulla afferrandosi al proprio codino” come il barone di Munchausen! Mentre Io (almeno quello di Weischedel) sono morto.
Rimane Krueger-Skepsis, che può divorarsi tutta l’esistenza, ma non può divorare sé stesso, apparirà sempre almeno lui. Il mostro però ha già rivelato qualcosa di inatteso sul nostro conto se ci è toccata la sorte di Weischedel: mangiandoci ci ha assorbiti e, un po’ come capita a chi viene fagocitato da Majin Boo, ognuno di noi continua a vivere dentro di lui. Il pensiero, il problematizzare non può arrestarsi. Per chi ha sconfitto Krueger, il dubbio, pensandolo come irreale, buon per lui: allora tutto è indubitabile, compreso Freddy che ha la sua realtà nell’essere una vera illusione. Per chi, invece, dal killer è stato ucciso si palesano nuovi orizzonti.
Questa morte è la morte propria del filosofo, per esempio come la intende Schelling. Conformandosi ad Aristotele, esercitando la filosofia come pensiero senza scopo, il filosofo, che, così, assume come scopo la verità, abbandona ogni altra cosa, anche il piacere e la felicità, Dio e la virtù, pure la vita. La morte è annientamento di tutto ciò che è ostacolo alla conoscenza del nucleo originario della verità. Questa morte è perfetta. Anche Schelling è stato ucciso da Krueger ma non è rimasto (non-)morto come Weischedel, uno zombie infetto di Skepsis. Il grande idealista tedesco, piuttosto, si sente tra «quelli che già su questa terra sono ripieni dell’eterno e hanno il più possibile liberato il loro animo e sentono la certezza dell’eternità e provano non disprezzo, ma amore della morte.»
Una porzione del cammino del filosofo è senz’altro attraverso l’inferno. Schelling afferma che dovrebbero scriversi le parole dantesche “anche sull’ingresso della filosofia: «lasciate ogni speranza, o voi che entrate».” Ma il “sentirsi del tutto povero e nudo, abbandonare tutto” è propedeutico per “guadagnare tutto”.
Ed è così che Schelling ed altri filosofi a lui similari si risvegliano giammai non-morti, ma immortali in terra, o meglio già eterni. Uomini eletti del Destino, un po’ come Neo della saga cinematografica Matrix. Egli è considerato l’eletto (almeno da Morpheus e Trinity), ma è il primo a dubitarne. Infatti anche l’oracolo è pur sempre all’interno di Matrix e a essa è sottoposto. Così è al suo secondo risveglio, dopo il colloquio con l’architetto e l’accecamento subito ad opera dell’agente Smith che si era insinuato nel mondo reale, che Neo si rende conto di qual è il suo ruolo. Riequilibrare i rapporti conflittuali tra il mondo vero e quello dei dormienti che, ormai, non sognano più essendo stati completamente soppiantati dalle copie degli agenti Smith nella dimensione di Matrix.
Neo e Schelling sanno che le loro gesta non sono merito delle loro azioni (ricordiamoci che Schelling è morto e si è risvegliato immortale, ma senza io). Difatti ogni storia è scolpita nella necessità della filosofia della natura schellinghiana: tutto ciò che avviene è già determinato. Però la conoscenza di questo dato spetta ai filosofi, gli eletti. Per gli altri uomini restano i mostri: “le immagini terrificanti che pongono davanti agli occhi dell’anima la nullità di tutto ciò che è temporale e, sconvolgendola, le fanno presagire ciò che è l’unico vero essere.” Perché ne siano spaventati o perché la loro “anima cominci a sognare”. In queste parole Schelling ricorda Aristotele quando afferma che la filosofia inizia dal thauma, che sì significa meraviglia, ma anche angosciato sgomento. Per esempio quello che disturba il sonno sotto le sembianze di Freddy Krueger…
Citazioni di Weischedel tratte da W. Weischedel, Il problema di Dio nel pensiero scettico, il Melangolo 1997 – Genova. Citazioni di Schelling tratte da F. W. J. Schelling, Scritti sulla Filosofia, la religione, la libertà, Mursia, 1990 – Milano. A proposito del primo e secondo Schelling è stata presa per buona l’interpretazione che vuole che il secondo Schelling non cercasse di smantellare la visione necessitarista del primo Schelling, bensì cercasse di muovere l’immobile. “L’eterna libertà è l’eterno volere-potere, l’eterno Mogen“. Eterna Magie, Eterno Mostro. Così anche per quanto riguarda la trilogia di Matrix non è stato dato adito a interpretazioni che forzino la Necessità. Poiché ciò è impensabile.
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@ILLUS. by MAN OF PONG, 2019






Il. Mostro è dentro di noi. Ma è soprattutto uno specchio, materia di carne sangue e desideri con cui confrontarci quotidianamente.
Bell’articolo!
Grazie. Il Mostro è dentro e fuori di noi poiché in esso (la Realtà) non vi è un fuori, essendo Quello di tutto comprensione. L’incomprensione, il mostro-skepsis, è un aspetto necessitato di quella (la Comprensione), una posizione, una Sua determinazione.