LA FILOSOFIA E LA DOMANDA SULL’UOMO
Estratto di Antonio Rinaldis, Brevi lezioni di filosofia. Per capire il presente e imparare a pensare il futuro, Diarkos, Rimini, 2026 (disponibile dal 19 agosto)
Molte cose inquietanti, ma l’uomo…
La domanda sull’uomo è la domanda cruciale della filosofia, perché se la filosofia è l’esperienza più umana che possiamo immaginare, nel momento in cui i filosofi si chiedono che cos’è l’uomo è come se si interrogassero su loro stessi, sul loro essere, sulla natura che li rende unici e inconfondibili.
Dalla domanda intorno all’uomo sorge un arcipelago di possibilità che aprono scenari suggestivi: cosa definisce l’uomo, il corpo, la sua parte animale, oppure c’è un’altra parte, spirituale e invisibile, che chiamiamo anima? E, se quest’anima esiste, è immortale e separata dal corpo oppure segue la sua stessa sorte mortale? Ma se pensiamo all’uomo come animale razionale, che ruolo hanno le passioni e gli istinti? Quando la filosofia incontra la religione, in particolare il Cristianesimo, ecco che la domanda si sposta sul versante ultraterreno: che relazione c’è fra Dio, il Creatore e quella creatura privilegiata che è l’essere umano? Ma anche fuori dalla prospettiva religiosa un’altra domanda si fa impellente: l’uomo è al centro del Mondo, oppure è alla deriva in un universo infinito? Se ci avviciniamo al nostro tempo altre domande scaturiscono, in relazione alla Storia e al Destino dell’umanità: è possibile la liberazione degli sfruttati e la creazione di una società più “umana”, oppure l’uomo è qualcosa che deve essere superato per lasciare il posto a una nuova umanità? Quest’ultima sembra la domanda più inquietante: nella prospettiva dello sviluppo inesauribile della techne, che ne sarà dell’uomo, sarà ancora possibile distinguere fra umano e una nuova popolazione di androidi, replicanti, cyborg, che sostituiranno la specie umana, oramai inadatta e anacronistica?
Nell’Antigone di Sofocle troviamo uno dei passaggi più suggestivi della cultura greca: «Molte cose sono inquietanti, ma niente è più inquietante dell’uomo». Il canto corale della tragedia disegna un’immagine potente e contraddittoria della condizione umana.
L’uomo è dunque un Mistero, per se stesso e per gli altri, e infatti la domanda sull’uomo è la prima fondamentale questione filosofica che va affrontata, perché come scrive Heidegger nelle pagine iniziali di Essere e Tempo, prima di indagare sull’Essere è indispensabile analizzare e studiare quell’essere, l’uomo, che attraverso il domandare e l’interrogare mette in discussione se stesso e l’Essere.
Fin dall’inizio la filosofia si accosta alla condizione umana in parallelo con la domanda sul Cosmo e la Natura nel suo insieme. I primi filosofi sono attratti dal Cosmo; vogliono conoscere i principi e le cause di tutte le cose e lo fanno mettendo insieme le loro esperienze empiriche e grandiose intuizioni metafisiche. La maggioranza dei filosofi che definiamo “presocratici” sono personaggi singolari, strani, le loro vite sono avvolte in un alone leggendario e quasi mitologico. Uno dei più originali è senz’altro Eraclito, che vive a Efeso fra il IV e il V secolo, che scrive un libro intitolato Sulla Natura, di cui abbiamo numerosi frammenti. Spigoloso e quanto mai sprezzante nei confronti dei suoi concittadini, al punto che rifiuta di occuparsi di dare leggi e Costituzioni a uomini che definisce dormienti, Eraclito, che la tradizione ha chiamato skoteinòs, l’Oscuro, a causa del carattere malinconico che gli si attribuiva e della sua scelta di scrivere in forma oracolare, attraverso l’uso di quella particolare forma espressiva che si chiama aforisma, e che ha la caratteristica di essere sintetica ma non immediatamente comprensibile, fornisce una prima interessante definizione dell’uomo e della sua anima.
Nell’aforisma 45 Eraclito scrive che per quanto si voglia indagare non si troveranno i confini dell’anima (psyché) perché il suo Logos è infinito. Il contenuto dell’aforisma non è immediatamente comprensibile, anche perché molti studiosi si sono interrogati sul valore dei termini Logos e Psyché che compaiono nel testo. Logos è parola chiave della filosofia ed è un termine aperto a più significati. Può voler dire Ragione, ma anche Parola e Discorso e a molti studiosi questo pare il significato più appropriato. Se con Psyché intendiamo non soltanto Anima come coscienza, ma anche e soprattutto Anima come Vita, il Principio che muove il corpo, allora l’aforisma appare più chiaro perché Eraclito sembra voler dire che i Discorsi dell’Anima sono infiniti e che discorrere, cercare, sono il senso proprio di quella Vita che è l’anima umana. L’uomo quindi appare come essere vivente e animato che cerca e si cerca attraverso il discorso.
Con la comparsa di Socrate il tema antropologico soppianta la ricerca cosmologica e l’uomo diventa il principale oggetto di indagine. La figura di Socrate è emblematica, perché egli stesso, in prima persona, abbandona gli studi naturalistici che lo avevano interessato nella prima parte della sua vita per dedicarsi alla ricerca intorno ai valori umani e alla virtù, perché ciò che lo attrae non sono le speculazioni sulla natura e i principi del Cosmo, quanto piuttosto che cosa fare ed essere nelle scelte personali e nella vita sociale.
Il Logos che occupava lo spazio dell’anima di Eraclito diventa il dàimon socratico che deve guidare, in ogni circostanza, l’uomo che sa e condurlo al perfezionamento del proprio essere. Per Socrate il dàimon è strettamente legato alla parola del dio Apollo che occupava il frontone del tempio di Delfi: “Conosci te stesso”.
Conoscere se stessi è il compito di ogni uomo e, per realizzare ciò che gli Dèi hanno destinato, occorre avvalersi della ragione e del metodo dialogico, attraverso il quale l’interlocutore di Socrate viene liberato dai pregiudizi e dalle false convinzioni e si mette nella condizione di partorire nuove Verità. Per Socrate l’uomo è il cittadino della polis che vive in una società aperta, dinamica, e che apprende attraverso il confronto con altri uomini-cittadini, in una ricerca appassionata e libera da pregiudizi, dove il primo e fondamentale assunto è il sapere di non sapere, la dotta ignoranza. Il senso della vita di Socrate si risolve in una ricerca inesauribile e senza punti definitivi perché, come sostiene il filosofo davanti ai giudici che lo stanno ascoltando, «una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta».
@ILLUS. by FRANCENSTEIN, 2026
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