ANIME E MANGA: INCONTRO TRA CULTURE
Estratto da Benedetta Manfredi, Carolina Giangrandi, Roberta Gatta, L’onda giapponese. Come manga e anime hanno conquistato gli adolescenti, L’asino d’oro, Roma 2026.
Introduzione
Un mondo lontano, una cultura distante, una realtà straniera, ‘diversa’, che sembra non avere punti d’incontro con quella occidentale, e che ciò nonostante parla, vibra nelle menti di bambini e adolescenti di ieri e di oggi. Stiamo parlando della cultura giapponese, del mondo dei ‘manga’, della rappresentazione artistica dei fumetti giapponesi, che con il tempo ha preso vita diventando animazione, gli ‘anime’. Un medium che è stato spesso frainteso, censurato, non compreso nella sua complessità e, di conseguenza, tenuto a distanza dal mondo adulto (almeno in Italia). Eppure è un linguaggio espressivo profondo, che riesce a sintonizzarsi sulle frequenze infantili e adolescenziali, risuonando nel percorso di crescita e in tutte le avventure che i ragazzi si trovano ad affrontare giornalmente.
Per immergerci con gradualità in questo mondo seguiremo un filo ben preciso: proveremo a rispondere alle domande e ai dubbi che ogni genitore, insegnante e adulto che ha a che fare con un giovane appassionato di fumetti si è trovato a porsi. Cosa sono? Come si sono sviluppati? Perché hanno avuto e hanno tutto questo seguito? Cosa cercano e trovano in essi gli adolescenti di oggi? Perché sembrano fare più fatica a raggiungere il cuore del mondo adulto?
Partendo dal primo e fondamentale quesito cercheremo di definire i lineamenti storici di questa arte, al fine di comprendere il contesto storico in cui si è sviluppata, le influenze che ha subìto e i motivi che l’hanno resa tanto fruibile e accessibile.
Così come nei primi schizzi preparatori di un quadro, ne seguiremo la nascita e lo sviluppo per giungere a coglierne la forma attuale e le ragioni che hanno favorito la sua ampia diffusione nel mondo, fino a delineare quella che viene definita da Marco Pellitteri «cultura viaggiante».
Il nostro viaggio ci porterà a ribaltare e sconfessare alcuni preconcetti, che rappresentano inevitabilmente un muro difficile da valicare, come quello tra adolescenza e mondo adulto, tra Oriente e Occidente. Ci accompagnano in questo viaggio di scoperta degli estratti di interviste che abbiamo realizzato nel corso del 2025 a Yoshiko Watanabe (fumettista e animatrice che ha collaborato con Osamu Tezuka e ha illustrato i fotogrammi del film La gabbianella e il gatto del 1998, attualmente docente presso la Scuola romana dei fumetti), Alessandro Ruggieri (sceneggiatore per Fanucci Comics e docente presso la stessa scuola), Sara Boero (docente presso la Scuola internazionale di Comics e affermata digital storyteller), Italo e Paolo (content creator che, insieme a Giaggiu, gestiscono il canale Anime Tea Time su Twitch e su YouTube); ma, soprattutto, verranno in nostro aiuto i ragazzi: tra aprile e ottobre 2025 siamo scese in campo al Romics di Roma e al Lucca Comics & Games, due tra le più importanti fiere del fumetto della realtà italiana, per raccogliere le testimonianze e il pensiero degli adolescenti. I contributi di questo mare di aiutanti ci permetteranno di comprendere meglio, da punti di vista differenti e privilegiati, come abbattere quel muro apparentemente invalicabile.
In Italia, secondo l’opinione comune, i manga e gli anime sono una cosa ‘da piccoli’ ed espressione fedele della cultura giapponese. Scopriremo che, in realtà, quella dei manga è un’arte che affonda le proprie radici molto lontano nella storia, partendo dal VII secolo d.C.; che è stata strumento di rivoluzione politica, di satira, di espressione dello scontento della società e di una narrazione collettiva che ha smosso la ricerca di mondi possibili (ricerca identitaria, sessuale e sociale). Scopriremo che il fascino di questa cultura, apparentemente così lontana, si è arricchito nel tempo attraverso profondi scambi con il mondo esterno, subendone inevitabilmente le influenze.
A un certo punto della sua storia, dopo anni di isolamento volontario, il Giappone si è aperto al resto del mondo, assimilando elementi del capitalismo americano, dell’estetica italiana, dell’organizzazione giuridica tedesca e dell’innovazione industriale inglese, riuscendo a costruire un modello di sviluppo originale, che ha contribuito alla sua crescita economica. Questo intenso processo di contaminazione culturale è stato talmente significativo da essere racchiuso nell’espressione wakon yōsai, un celebre motto dell’epoca Meiji (1868-1912), che è letteralmente traducibile con ‘spirito giapponese, sapere occidentale’.
Contemporaneamente la società nipponica ha mantenuto una struttura marcatamente regolata e gerarchica, basata sul rispetto dei ruoli, sull’ordine sociale e sulla priorità dell’armonia collettiva rispetto all’individualità. Senza contare che il Giappone è ancora un paese fortemente omogeneo dal punto di vista culturale e che l’immigrazione è stata a lungo scoraggiata dalle politiche statali e da un contesto sociale poco incline all’integrazione su larga scala. Questo sistema rigido e chiuso ha contribuito per decenni alla stabilità e allo sviluppo economico del paese, ma oggi mostra anche alcune tensioni, soprattutto di fronte ai cambiamenti sociali e alle nuove esigenze delle giovani generazioni, nonché ai mutamenti epocali della contemporaneità. Tali conflittualità si ritrovano spesso nei prodotti mainstream che arrivano dal Sol Levante e toccano profondamente i ragazzi in tutto il mondo, i quali si riconoscono nelle sfide sempre più grandi che devono affrontare e nella difficoltà di trovare un proprio posto nel mondo.
A oggi manga e anime sono un’industria che registra numeri impensabili per l’editoria di qualsiasi altro paese. Basti pensare che un solo fumetto settimanale può arrivare a vendere milioni di copie e che l’industria giapponese dell’intrattenimento è la prima produttrice di disegni animati, detenendo il monopolio di circa il 60% di tutta l’animazione mondiale e raggiungendo un volume di affari gigantesco. Nel 2023, secondo quanto riportato dall’Anime Industry Report, il mercato dei manga in Giappone (cartaceo e digitale) ha superato i 670 miliardi di yen (circa 4,5 miliardi di euro). Il digitale oggi rappresenta circa il 70% delle vendite. One Piece di Eiichirō Oda ha venduto oltre 500 milioni di copie nel mondo, superando le vendite di colossi della letteratura occidentale come i libri di Harry Potter. Secondo le stime dell’Association of Japanese Animations, l’industria degli anime ha un valore di mercato globale stimato intorno ai 20-25 miliardi di dollari.
Guardandosi intorno ci si potrà rendere conto che è diventato – ma in effetti, come spiega Marc Steinberg nel suo Anime System, è sempre stato – un fenomeno ‘polimediale’ nei supermercati e nei negozi troviamo gadget di ogni sorta, fino ad arrivare ai concerti a tema e alle convention dedicate. Sul finire degli anni Settanta l’industria nipponica approda in Italia e, progressivamente, nel resto d’Europa. Da quel momento aumenta l’interesse per questa forma di intrattenimento e la sua diffusione è diventata sempre più capillare, con un boom negli ultimi dieci anni, alimentato anche dalle restrizioni sociali dovute alla pandemia da Covid-19, che hanno costretto la popolazione mondiale a stare in casa, incentivando l’accesso alle piattaforme digitali di streaming.
Oggi ci troviamo immersi in questa commistione di culture senza rendercene conto: Einaudi pubblica le storie dello scrittore Haruki Murakami sotto forma di manga, nei libri scolastici si tratta il fumetto come genere letterario, i bambini delle elementari in classe leggono manga e giocano con le trottole Beyblade e i pokémon; alle medie disegnano anime e comprano i gadget dei loro cartoni preferiti, alle superiori i personaggi di anime e fumetti diventano idoli in cui immedesimarsi; registi italiani, come Gabriele Mainetti, influenzati da quell’immaginario lo trasformano in sequenze suggestive nei film.
Cambiano le generazioni, passano gli anni eppure queste ‘anime disegnate’, come recita il titolo di un libro di Luca Raffaelli, continuano a destare profondo interesse tra gli adolescenti di ogni paese. Sembra rimanere in gran parte un fenomeno circoscritto al mondo giovanile, a cui alcuni adulti faticano ad avvicinarsi. Tuttavia la stessa storia giapponese dimostra che un incontro è sempre possibile, per cui nulla è poi così distante e straniero, ma frutto di continue contaminazioni e influenze reciproche. E allora, forse, è anche possibile che gli adulti si ritrovino in quelle storie e scoprano che anche loro possono tornare a sintonizzarsi su quelle frequenze.

@ILLUS. by FRANCENSTEIN, 2026
L’ONDA GIAPPONESE






