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Ulteriori considerazioni:
– Per Vaccaro; il fatto che IO parli non implica che debba ontologizzare il mio io quale Essere (o Universo) a se stante. Ciò causerebbe una tragedia ontologica, a cui i cattolici in effetti sono affezionati. All’interno del medesimo Universo, tutti i diversi sono relativi, cioè in relazione al prossimo (ogni determinazione è tale in relazione alle determinazioni contigue – e in un Universo pieno tutte le parti sono in relazione con tutte le parti). La parola non fa eccezione, il linguaggio non è ontologicamente diverso dal resto dell’Universo, anche se quella parte di Universo che chiamiamo diavolo (colui che separa, a parole) così vorrebbe e dice.
– Diamo a Cesare quel che è di Cesare: Ferraris parla di euforia e felicità intendendo con l’una un momento di entusiasmo istantaneo, che chiunque può vivere, e con l’altra una realizzazione in ambito sociale o comunque in un sistema, intellettuale, di riferimento. La distinzione è valida, si può parlare di felicità formale (mentale) e felicità materiale (intellettuale): la FF è un momento di soddisfazione psichica (mangio un piatto caldo e mi sazio), la FM è uno stato raggiunto di privilegio all’interno di un sistema di riferimento (vinco un premio ambito, che determina altri vantaggi). La FF è un sentimento, forma dell’anima, una e infinita. La FM è un obiettivo, calcolabile e misurabile. Curiosità: ai condannati a morte si offre la FF, come ultimo desiderio da appagare, non la FM, evidentemente.
– Su De Caro e Guglielmo di Occam: secondo entrambi il Platonismo aumenterebbe gli enti, aggiungendo quelli universali, postulandoli, a quelli individuali, esperiti. Non sono d’accordo. Il Platonismo piuttosto riassume gli enti individuali negli enti universali. Per il platonista solo gli enti universali sono e quelli individuali ne sono copie imperfette. Per il platonista è reale solo l’idea perfetta e incorruttibile di cavallo nel mondo delle Idee, non la manifestazione mondana. Appunto è da trattarsi la distinzione Dio-mondo, immobile-mobile, eterno-tempo. E anche al distinzione tra Idee (distinte ma non separate? e come?), sia universali, sia individuali, e anche se sia valida la distinzione tra universale e particolare (spoiler: no, non lo è!). Ma d’altronde sotto il nome di Occam si indica una posizione accomunabile al realismo degli individui (Occam è nominalista sugli universali, ma pensa che gli individui “siano”…)
Altre considerazioni:
– sull’IO che vuole cambiare l’apparire della lampada con l’apparire del fiore, a suo piacimento; se ci si trova a valutare l’idealismo (o formalismo) come tesi d’ontologia fondamentale, per cui si svaluta la materia, uno dei motivi per far ciò è quello che vuole l’esclusione del dualismo, appunto tra forma e materia. Nel formalismo viene validata la forma e la materia, la quale non appare, è il postulato della ragion pratica, all’interno dell’apparizione, appunto la forma (mentre nel materialismo la forma è epifenomeno, in quanto fenomeno, della materia, che, invece, è sostanza, im-plicata, nascosta). Escluso così il dualismo, lo si fa rientrare nel discorso, se, come propone L’Unico, si introduce una distinzione IO-Volontà. Se sta apparendo la lampada è perché si vuole far apparire la lampada; se appare la volontà di IO di far sparire la lampada e di far apparire il fiore, con seguente apparizione della lampada composta con la volontà, frustrata, di IO di rimuoverla e mancando il fiore, è perché si vuole la mancanza, il desiderio, del fiore e la frustrazione della presenza della lampada. Questa la forma del desiderio, che è una determinazione dell’IO o della Volontà o dell’Uno, che dir si voglia.
– Sul video in generale; tutti coloro che prendono parte al video parlano di Realtà e IO che la ricevo, che la approccio, che vi rispondo. Ma così non si sta assumendo che IO non faccia parte della Realtà? Perplessità!