ETERNITY & CONTRADICTION : CAMBIARE IL PASSATO
In questo discorso si segnala l’apparizione online di Eternity & Contradiction, Journal of Fundamental Ontology, la rivista di ASES (Associazione di Studi di Emanuele Severino) a cura di Pensa Multimedia Editore. Nel comitato scientifico figurano, tra gli altri, Gennaro Sasso, Leonardo Messinese e Mauro Visentin.
La rivista è scaricabile qui (gratis).
In questo primo numero compare in fondo di giornale l’articolo di Andrea Possamai, Factum Infectum Fieri Nequit and Eternal Return. Ed è parallelamente a questo che di seguito si tratta.

“Sembra che il presente sia un mero confine fra due entità che non esistono, fra il passato che non è più e il futuro che non è ancora.”
Così Micheal Dummett. Il filosofo analitico britannico, tra l’altro, si chiede: «come mai non siamo in grado di influenzare il passato come riteniamo di poter fare col futuro?».
La distinzione tra passato e futuro per molti filosofi «è principalmente epistemologica e risiede nel fatto che abbiamo conoscenza del passato in un modo in cui non abbiamo conoscenza del futuro». Sono questi i filosofi realisti (in senso forte riguardo al futuro). Altri filosofi sono neutrali riguardo al futuro e sostengono che è solo in senso tautologico debole che il passato non è più. Dall’altra parte gli antirealisti preferiscono ritenere il passato costituito delle prove e della memoria che si ha di esso.
E in effetti ciò che è certo e incontrovertibile è il presente, nell’essere presente e cioè nell’apparire così come appare[1]. Tutto ciò che non appare qui e/od ora non è presente, non è evidente e non è esistente (qui e/od ora), e così anche il passato e il futuro, che infatti, si dice, non sono presenti.
Ciò per dire che l’esperienza è costituita del presente e l’unica certezza è che il presente è presente. Anche le memorie presenti ricordano un passato che però non è presente e dunque è ignoto (non presente). I ricordi fanno parte del presente senza che sia possibile verificare che ricordino certamente giusto. Nondimeno non si può negare che ciò che sta apparendo sta apparendo; se lo si fa appare ciò che appare con in più la mia negazione (senza successo) di ciò che appare. Qui si ferma la scepsi. Questa è la certezza. Se da qui ci si vuole spostare serve speculazione.
Dunque ovviamente il factum infectum fieri nequit è un principio metafisico, poiché il passato è tra quelle cose che si dicono non-presenti dunque non evidenti, non esistenti. È altrettanto vero che non si ha notizia, nel presente, se la non esistenza del passato sia relativa o assoluta.
Dal fatto che dal presente si evince il presente ci si può così organizzare nell’indagare il passato: esso è:
– relativamente non presente, esistente, determinato, in atto, eterno;
– relativamente non presente, non esistente, determinato, non in atto (e non in potenza poiché determinato), morto (poiché non esistente);
– assolutamente non presente, non esistente, indeterminato, in potenza (kath’auto), morto.
Così brevemente organizzata dovrebbe essere agevole la gestione del discorso (o il corso del discorso). E il FIFN pare collimare con la soluzione mediana. Poiché non s’avrebbe ragione di pronunciarlo se non pensando l’infectum. Ossia pensando che il factum, determinato, divenga dall’indeterminazione, presupponendola, tale che ogni perfectum abbia innanzitutto da accadere.
Questa soluzione, però, è anche la più incoerente. Perché un qualcosa non esistente e non in atto dovrebbe essere determinato? Che non esiste significa che non ha alcun luogo di apparizione e dunque non ha aspetti e quindi quali sono le sue determinazioni? Che cos’è la determinazione non in atto?
Le determinazioni non esistenti non sono determinazioni, sono indeterminazioni e quindi dunamis kath’auto (se non della realtà comunque si dica dell’apparizione). Quindi si passa alla terza proposta. La quale è più coerente della seconda, ma meno della prima. La potenza assoluta infatti viola il principio di non contraddizione, similmente all’HideBehind, il mostro-concetto di Vaccaro. Non è possibile che qualcosa (una determinazione) sia e non sia sé stessa, in qualsivoglia tempo (presente).
Se, nondimeno, così si vuole assumere e si introduce la dunamis kath’auto nel discorso, si introduce l’incomprensibilità. Ciò poiché la compresenza di una determinazione e della sua negazione è incomprensibile all’uomo[2], poiché non comprensione di sé stessa, dovendo essere sé stessa e non sé stessa, ossia diversa da sé stessa.
Se comunque questa presenza aliena viene tollerata nel discorso allora il discorso è coerente. Ciò poiché a quella si sacrifica ogni determinazione, discorso compreso (prima o poi).
Ed è così così che la potenza assoluta è l’infectum che determina il fieri di ogni factum, sicché non si possa che dire che la dinamicità è l’infezione dell’Essere, misteriosa posizione-che-nega[3]. La Potenza pone e toglie ogni determinazione.
Questa è un po’ anche la preoccupazione di fondo di Dummett. Egli lavora con il valore di verità da assegnare alle asserzioni e non si sbilancia su quelle relative a fatti passati. Infatti può solo esser certo del presente e solo di quello può dire certamente che sia esistente.
Di questa certezza del presente si fanno forza le argomentazioni di Possamai, aderenti a quelle di Severino. “The ambition to change the past is impossible as built on a nihilistic assumption”.
Ciò perché, per Possamai/Severino, è l’eternità dell’apparire, delle determinazioni, che ne impedisce la mutazione. Esse non sono disposte in un eterno ritorno che si possa forzare. Verità non gira. “The eternal return […] cannot exist as continuos and cyclical in and out from the being to the nothingness and vice versa.”
L’intento di Possamai è di escludere l’eterno ritorno così come concepito da Nietzsche (letto da Severino). La volontà di potenza tutto vuole nuovamente esattamente come da lei è stato in precedenza voluto, recuperandolo dal nulla dov’era sprofondato, così da renderlo eternamente voluto. Se questo discorso sembra forzabile (per esempio dicendo che la volontà, eterna, s’annoierebbe) è perché flirta col nulla. In ciò Nietzsche non si discosta dal pensiero Occidentale tradizionale.
[1] Si parla, ovviamente, del presente dell’anima/mente.
[2] E anche alla logica e quindi ai discorsi.
Citazioni di Dummett tratte da Filosofia del linguaggio, Raffaello Cortina, Milano – 2003, nello specifico da M. Dummett, Dispute metafisiche intorno al realismo, a sua volta tratto da La base logica della metafisica, suo libro.
@ILLUS. by JOHNNY PARADISE SWAGGER, 2019





