SCENDERE A PATTI CON IL DEMONIO: IL MITO DELLE MASCHE E DELLE BASURE di G. Volpe
Se ne sente ancora l’eco lontano, nelle frasi fatte e nei proverbi che i nostri nonni e i nostri genitori recitano di tanto in tanto. “Mi fai vedere le masche!” o “sei furbo come una masca” sono locuzioni che richiamano alla memoria una figura dai contorni aleatori, che sfuma nell’immaginario comune. È proprio la fantasia del mondo contadino, viva e intensa, che nei secoli ha ridefinito più volte il concetto di “masca”: in parte donna e in parte animale, in parte buona e in parte dannata, essa permea la cultura piemontese a partire dal suo vocabolario.
Un’indagine attorno all’etimologia del termine (o meglio, intorno alle sue possibili etimologie) implica anche un’indagine attorno alla figura stessa e alla sua origine storica, a quel processo di natura sociale che ha dato consistenza ontologica alla “masca”. Quest’ultima, tuttavia, non sopravvive solamente nel linguaggio, ma anche nella dimensione attiva della festa, della ritualità rionale: basti pensare alle rievocazioni storiche che simulano attraverso i falò i numerosi roghi di streghe indetti durante il medioevo piemontese e ligure.
Ma che senso ha – ci si potrebbe domandare – parlare di stregoneria e credenze popolari in una dimensione particolare come quella piemontese proprio oggi, quando “Europa” e “Occidente” sembrano per lo più sinonimi di una cultura logica? Parlare di “masche”, celebrarle durante una rievocazione storica significa ridestare una coscienza primitiva da cui può avere inizio un percorso di introspezione, percorso che ci riconduce a noi stessi nella misura in cui il “mito” richiama una parte del nostro essere psichico che, attraverso parole e ritualità, è stato proiettato fuori da noi, lontano da noi.
Ecco il riscatto della «microstoria», del recupero di un’identità culturale travolta dalla rapidità dei media e da un parziale distacco esercitato dalla cultura accademica: svelare la natura del mostro implica riconsegnare l’uomo a sé stesso. Riattivarne le paure, lungi dall’essere un romantico gioco anacronistico, può rappresentare quella fase di reincantamento del mondo, quella risensibilizzazione a tematiche semplicemente passate in secondo e terzo piano in vista di una più completa, perché maggiormente complessa, comprensione del mondo e di sé.
Ripercorrere la storie che confluiscono nella Storia, tracciarne una «microfisica» (Chiurazzi) storica, seguirne le direzioni e la tramatura, permette di pitturare un affresco vivo, multiforme e variegato che dalla Inquisizione medievale-rinascimentale, passando per la cultura contadina delle nostre campagne, giunge sino ai nostri giorni, edulcorato certamente, ma non per questo meno presente. E forse potremo scoprire che questa «microstoria» dei nostri antenati è ancora la nostra storia.
di Giulia Volpe
Scendere a patti con il demonio: il mito delle masche e delle basure, in L’oscuro compagno. Il mostro dalla mitologia ai pokémon, pp. 123-141. Per la sinossi del volume, clicca qui. Per gli abstract, clicca qui.
@ILLUS. by PATRICIA MCBEAL, 2019
L’OSCURO COMPAGNO
@ILLUS. by CATALINA LUNGU, 2019




