GIOCO DI SPECCHI
Lo sguardo speculativamente retrospettivo di un viv-ente che riflette ‘sul’ concetto di Vita è quello di un vivente che crede di vedere la Vita riflessa nello specchio del proprio pensiero, ignaro di vedere invece nient’altro che quella riflessa dallo specchio di un tal pensiero; a ben vedere, però, l’immagine riflessa (noeticamente) dallo specchio di un vivente è quella del vivente stesso che in questo specchio si specchia – ‘è’ questa (sua) vita –, mentre l’immagine riflessa (dianoeticamente) nello specchio “è” quella dell’altra Vita in cui questo vivente si rispecchia senza saperlo.
Un singolo vivente in particolare si specchia nella propria riflessione e nello specchio crede di vedere riflessa l’immagine in cui si rispecchia, la Vita universale, e non l’immagine che lo specchio riflette: la riflessione del soggetto che si specchia è scambiata per/con la riflessione dell’oggetto che specchia, cioè lo specchio.
La cosa in sé ha un colore solo in quanto portata dinanzi all’occhio – an das Auge gebracht –, ha un odore solo in quanto portata dinanzi al naso – an die Nase – etc.
La sua diversità (Verschiedenheit) consiste in riguardi (Rücksichten) che vengon presi da un altro, consiste in relazioni determinate (bestimmte Beziehungen) in cui un altro si mette colla cosa in sé e che non sono determinazioni proprie di questa.».
[Hegel: Scienza della Logica – Laterza, Bari 1925-1968 – tomo secondo, pag. 543]
In tedesco die Rücksicht è il «rispetto», il «riguardo», ma dentro c’è «la Veduta» – der Rück – ed anche «la Vista» – die Sicht –: la vista del vivente che guarda e la veduta di una Vita che lo riguarda in una sorta di sguardo reciproco. Questo è in soldoni ciò che Hegel vede nella dialettica del «riguardo»: der Rückblick, lo «sguardo retrospettivo» che mostra il retro, der Rücken, facendo del fronte l’aspetto secondario; una sorta di trompe-l’oeil che inganna piuttosto l’occhio della mente che non quello del corpo. L’effetto “ottico” di questa visione dianoetica è una figura realmente (e veramente) vivente rispetto a una controfigura idealmente (ma falsamente) viva nei riguardi della quale si ha rispetto nonché riguardo giacché si crede che ci riguardi.
La «figura concreta» che un vivente di per sé vede veramente, specchiandosi di fatto, non intravede affatto la «controfigura astratta» della Vita che in sé essa crede di intravedere rispecchiandosi in questo suo specchio speculativo, in cui riflettendosi cerca di scorgere nel concetto di Vita da un lato la sua reale figura concreta di «vivente particolare» e dall’altro lato la sua ideale controfigura astratta di «Vita universale». La controfigura universale della Vita è la rifrazione della figura particolare del vivente: è il miraggio della Ragione.

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