GENERE, SESSO E IDENTITÀ DI GENERE
Alla fondamentale e molto antica domanda (che quasi tutti si pongono nella vita) “chi sono io?” si potrebbero dare molte risposte, oppure non trovarne alcuna in un’intera vita. Per poter descrivere se stessi, di solito si fa riferimento a più aspetti, magari si comincia dal proprio nome, dalla propria età, dal lavoro che si svolge, dagli studi compiuti, dai propri hobby ecc… Si potrebbe dire che la propria identità nasca dal risultato di più “ambiti” fra loro coesistenti, come ad esempio l’orientamento politico, l’orientamento religioso, l’orientamento sessuale e anche l’identità di genere. Ad ognuno di questi si può decidere di dare maggiore o minore rilievo, ma in particolare l’identità di genere è sentita come un fattore molto importante: già da piccoli molti bambini si presentano dicendo, fra le altre cose, “sono una bambina” oppure “sono un bambino”. L’identità di genere potrebbe essere la risposta (che per alcuni non rimane la stessa per tutto l’arco di vita) che ognuno dà ad una domanda specifica: “a che genere sento di appartenere?”. Viene sentita peraltro come qualcosa che si è, che ci si sente di essere, non qualcosa che viene scelto. Il sesso, infatti, è l’unico attributo che si possiede già alla nascita, con il genere invece, ci si identifica e l’identità di genere viene costruita nell’arco di vita.
La società attuale, molto di frequente, non riconosce come possibile un disallineamento fra il sesso assegnato alla nascita (ad ogni nuovo nato viene assegnato un sesso e di solito anche un nome sui documenti) e il genere con cui l’individuo si identifica. Si può facilmente notare come ad oggi il genere di appartenenza sia spesso un discriminante fondamentale nel vissuto di qualsiasi persona: quando ci si rivolge ad una donna in gravidanza spesso le si chiede “maschio o femmina?”, quando nasce una bimba di solito le si regalano indumenti o accessori rosa, azzurro invece per i maschi, nei documenti c’è sempre scritto M o F, nei negozi di abbigliamento i camerini sono divisi fra quelli maschili e quelli femminili e così via. La società è ancora quindi pregna di una concezione che viene definita “binarismo di genere”, secondo la quale esistono solamente due generi, nettamente definiti, peraltro perfettamente allineati al sesso assegnato alla nascita.
Eppure, ad oggi sono tante le persone che non si riconoscono esclusivamente e necessariamente come femmine nonostante siano di sesso geneticamente femminile o come maschi nonostante sia stato loro assegnato il sesso maschile: queste persone si possono definire in molti modi, per esempio gender non-conforming, transgender, trans ecc. Di solito il modo migliore per definirli è quello che loro scelgono per se stessi, infatti alcuni possono riconoscersi come transgender (termine ombrello che descrive solitamente le persone nelle quali l’identità di genere, l’espressione di genere o il comportamento manifestato non sono conformi a quelli che vengono socialmente associati al sesso che è stato loro assegnato alla nascita), ma non come transessuali e così via. In linea generale si potrebbe dire che transgender sia una persona la cui identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita, oppure una persona con identità di genere atipica, mentre cisgender è una persona il cui sesso biologico e genere di appartenenza sono allineati e coincidenti. Bisogna quindi fare una distinzione doverosa, perché molto spesso si crea confusione: secondo la definizione attuale, un/una transessuale è una persona che desidera attuare o ha già attuato una transizione sociale da un genere all’altro, mentre transgender è un individuo che si identifica per un breve o lungo periodo con un genere che non corrisponde al sesso assegnato alla nascita.

Alone Like No One
Disforia di Genere e RCS
Non sempre è facile arrivare a definirsi come trans, anzi, molto spesso si va incontro a difficoltà dovute alla scarsa accettazione sociale o anche famigliare, alla stigmatizzazione da parte della società, che può consistere nel non essere accettati a scuola, oppure derivate dalla difficoltà ad intraprendere un percorso di transizione fra i generi. È da aggiungere che anche la scelta di intraprendere questo percorso è del tutto personale: sebbene in questo ambito venga fatto un discorso abbastanza generico, ognuno, chiaramente, intraprende il percorso che ritiene più opportuno rispetto alla propria esperienza di vita. In generale, si può dire che, quando il disallineamento fra il sesso biologico e il genere di appartenenza diventa una fonte di malessere, si potrebbe incorrere in quella che viene definita dal DSM-5 Disforia di Genere (prima del 2013 veniva chiamata Disturbo dell’Identità di Genere, definizione eccessivamente patologizzante, sostituita dall’attuale definizione che si concentra maggiormente sulla sofferenza che potrebbero sperimentare questi individui), ossia appunto la sofferenza che può in alcuni casi accompagnare l’incongruenza fra il genere esperito o espresso da un individuo e il genere assegnatogli alla nascita.
Talvolta, quando si va incontro ad una Disforia di Genere, si può decidere di intraprendere un percorso di cambio di sesso, che segue solitamente il modello chiamato “olandese”, che prevede la somministrazione di bloccanti ipotalamici, ovviamente solo a seguito del consenso dei genitori o di chi ne fa le veci, già nella fase preadolescenziale (prima dell’età compresa fra i 12 e i 16 anni), al fine di bloccare lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (seno, barba, ecc..). Con il compimento dei 16 anni, è possibile sottoporsi alla terapia ormonale cross-gender (o cross-sex), che permette di mascolinizzare o femminilizzare il corpo. Se i bloccanti ipotalamici hanno effetti solitamente reversibili, la terapia ormonale ha effetti tendenzialmente duraturi e irreversibili, come ad esempio la mascolinizzazione della voce, dunque di solito vengono somministrati sotto la supervisione di un’equipe multidisciplinare (composta da medici, psicologi ed endocrinologi). Con il raggiungimento della maggiore età, qualora sia richiesto, è possibile procedere con una o più operazioni chirurgiche, come ad esempio vaginoplastica, falloplastica, oppure mammoplastica additiva. La riassegnazione del genere è un cambiamento di solito legale che prevede anche un cambiamento del genere riportato sui documenti, di solito concesso da un giudice proprio a seguito dell’operazione chirurgica (definita RCS, ossia riassegnazione chirurgica del sesso).
Si ritiene che la Disforia di Genere abbia origine da fattori psicologici (modo in cui il soggetto percepisce se stesso come individuo sessuato), sociali (i fattori culturali, secondo Money, sono determinanti per l’identità sessuale) e biologici (influenze che gli ormoni hanno sul cervello del feto durante alcune fasi della gestazione). Di solito peraltro non ha un preciso inizio e non viene identificata una fase specifica in cui normalmente appare: si può presentare per esempio quando si comincia a provare invidia per il corpo di qualcun altro, appartenente ad un sesso diverso dal proprio, oppure quando il corpo comincia a sessualizzarsi e si manifesta un malessere, un generico “non sentirsi a proprio agio nei propri panni”, che per molti è difficile da individuare e contestualizzare. La scelta di cambiare sesso peraltro non avviene per ogni individuo con le stesse tempistiche: se per alcune persone segue un lungo e tortuoso percorso di ponderazione, per altri si presenta come una scelta ovvia fin da subito. In ogni caso possono passare molti mesi o anche molti anni fra il momento in cui si arriva alla consapevolezza di essere transgender e il momento in cui si dà un vero e proprio inizio al percorso di transizione di genere.

Ancient Question
Storia, movimento transgender e attualità
Identità di genere non tipiche sono state documentate in varie culture e anche in tempi storici piuttosto antichi. Nell’Impero Romano infatti esistevano gli eunuchi, in India le Hijra, nella cultura islamica i Mukhannathun. Le Hijra idiane sono uomini intersessuati per nascita, oppure uomini che sono stati castrati e che hanno adottato un nome e l’aspetto tipico del genere femminile. Pare che spesso vengano pagate per esibirsi a matrimoni oppure battesimi, in quanto si ritiene che abbiano il potere di invocare la fertilità. La storia, o forse la leggenda, narra che uno dei primi interventi chirurgici di riassegnazione del sesso fosse stato eseguito nel primo secolo D. C. su ordine di Nerone. La moglie di Nerone, Poppea, era morta durante una gravidanza e l’imperatore aveva ordinato di cercare qualcuno che le somigliasse per poterla sostituire; chi più le assomigliava risultò essere un liberto di giovane età di nome Sporo. Nerone ordinò quindi ai suoi chirurghi di trasformarlo in una donna e di cambiare il suo nome in Sabina per poi sposarla formalmente. Successivamente all’epoca romano-cristiana, vi fu quella Medioevale, dominata dalla cultura giudaico-cristiana, la quale nascondeva e condannava ogni mutamento della sessualità, che veniva considerato un comportamento deviante e un peccato mortale.
Nella Repubblica Domenicana e anche in Nuova Guinea esistono attualmente delle popolazioni nelle quali i bambini che nascono con organi genitali esterni ambigui vengono cresciuti come femmine durante la pubertà e come maschi in età più avanzata. In Italia, la norma attualmente vigente (Legge 164 del 14/04/1982 e art. 31 del D.Lgs 150/2011) prevede che l’autorità giudiziaria possa disporre la rettificazione anagrafica del sesso, oltre che autorizzare l’adeguamento chirurgico dei caratteri sessuali. La persona può quindi passare a vivere appieno nel genere a cui sente di appartenente dagli anni ‘80. Ancora oggi però i soggetti con Disforia di Genere, sia pre che post transizione, vanno incontro molto spesso a diversi tipi di discrimazione, come la transfobia, il genderismo e il gender-bashing. La transfobia rappresenta la discriminazione sociale verso coloro che non si comportano in modo conforme alle tradizionali norme sociali solitamente associate al sesso assegnato alla nascita e di solito è caratterizzata da disgusto e repulsione verso le donne considerate più mascoline o gli uomini che mostrano atteggiamenti più femminili. Il genderismo, invece, è un sistema di credenze secondo le quali esistono solamente due generi sessuali ben definiti, ossia quello maschile e quello femminile, che sono strettamente associati al genere biologico e che tutti coloro che non sono conformi a questa aspettativa siano malati. Infine, il gender-bashing si riferisce alle violenze fisiche o alle molestie che vengono compiute su persone non conformi alle norme di genere.
La Disforia di Genere è un argomento particolarmente discusso al giorno d’oggi, sta infatti ricevendo una grande attenzione da parte dei mass media, soprattutto alla maggiore visibilità che sta ottenendo il gruppo LGBT (sigla che sta ad indicare la comunità Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgnder, attualmente si utilizza spesso anche la sigla LGBTQI, che prevede l’aggiunta anche di Queer e Intersessuali) e grazie all’arrivo anche in Italia dei festeggiamenti relativi al gay pride. L’interesse scientifico e non scientifico nei confronti del transessualismo è cresciuto in maniera esponenziale in tutto il mondo e nel 2015 è stato istituito l’annuale Transgender Day of Remembrance che si tiene ogni anno il giorno 20 novembre ed è un importante giorno per la comunità TGNC (Transgender & Gender Non-Conforming). Il movimento transgender, definito transgenderismo, nacque negli anni Ottanta come movimento politico di critica agli stereotipi sociali di genere, e ha raggiunto il suo apice con la pubblicazione, avvenuta nel 1992, del libro “Transgender Liberation. Beyond pink or blue” da parte della scrittrice Leslie Feinberg, che aveva l’obiettivo di contestare l’eterosessismo, il binarismo maschile/femminile e l’idea fissa e precostituita dell’identità di genere.
Il movimento transgender aveva e ha tuttora l’obiettivo di opporsi alle aspettative socioculturali riguardo al sesso, ossia quelle secondo le quali il genere di un individuo debba per forza combaciare con il suo sesso biologico.
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