LA SIMBOLICA (IM)POSIZIONE DEL DILDO
Per Jacques Lacan il concetto di pene e quello di fallo sono da distinguersi. L’uno indica un organo genitale che appartiene ai corpi maschili, l’altro non è da considerarsi un organo o un oggetto, ma un “significante privilegiato“.
(Il privilegio che viene dall’Onnipotente che conficcò originariamente la Sua verga nel nulla generando il mondo?)
Il fallo rappresenta il potere e il desiderio stesso. Si entra dunque con la logica del fallo in un ordine simbolico. Ma quell’orizzonte del senso poggia sulla differenza, nel caso, sessuale (maschile/femminile) e così riconduce il discorso in una prospettiva etero (ἕτερος (eteros), tradizionalmente inteso come radicalmente altro, a differenza di ἄλλος (allos), altro non separato).
Su questa discrasia, tra pene e fallo, s’intrude il discorso-sostanziale del dildo. Terzo incomodo e, così, dato, spezza la perpendicolarità dei due sessi e il parallelismo dei concetti pene-fallo.
Dunque quale logica per il dildo? Imitazione del pene o materializzazione del fallo? Come le Brillo Boxes di Andy Warhol non sono scatole di detersivi né le rappresentano, carpendone solo la forma, così il dildo non è un pene. Come strumento di erotismo non simula l’organo maschile, ne ruba l’immagine, mentre dall’altra parte, quella simbolica, prende il potere. È allora un fallo?

«Il dildo piace e sconcerta» (Preciado). Vi è molto da ragionare sull’argomento, circa il concetto di dildo cercando di stabilire se sia:
- il segno dell’influsso deleterio dei modelli patriarcali e fallocentrici sulla sessualità lesbica;
- l’elemento utile a risolvere l’enigma paranoico rappresentato dal sesso lesbico secondo il modello sessuale eterocentrico.
La questione è cogente poiché vi è il rischio di validare la tesi secondo cui «tutto il sesso etero è fallico e tutto il sesso fallico è etero», affermando la necessità del pene, o di un suo surrogato, nel definire tale l’atto sessuale.
Tutto ciò evidentemente verte però su quella differenza, pietra angolare dei modelli eterocentrici e discontinui, dualisti e nevrotici, che determina anche le definizioni. Definizioni che ambiscono all’esaustività e che vorrebbero essere non rinegoziabili. Ciò in ossequio alla negazione dell’Ozio che i discorsi rinegozianti sono, in sé stessi e nelle loro implicazioni.
In tale prospettiva dunque, in una fase di passaggio del discorso (rineg)oziante, il dildo può intepretarsi come “ipostasi del pene” (e il fallo come iperstasi) in un discorso che verte sul membro maschile, tuttavia solo in quanto perno da decostruire concettualmente per liberarne il potenziale erotico trattenetuto in esso dal discorso simbolico-nevrotico.
Così si può procedere all’affermazione della seconda proposta, che, a quel punto, avendo riaperto il cantiere teor(et)ico con l’intento di non portare a compimento la delineazione dei concetti, non necessita di discorsi che propugnino definizioni universali, ma solamente chiede di erigere difese contro i discorsi che tentino di imbrigliare l’Erotismo in un ordine simbolico.
“L’enigma paranoico” disvelato dal sesso lesbico può dunque condurre alla tabula rasa concettuale, il terreno di scontro, in cui la chiave di volta, diaboleggiata dal dildo, faccia crollare il modello sessuale dualista eterocentrico nelle fratture implicate dalla sua stessa logica, in modo da riscoprire il modello sessuale monista allocentrico originario.
La simbolica (im)posizione del dildo. Perno intorno al quale, adesso, ruota un’antica partita. Si conficcherà nel discorso del potere quale token reale del type fallico che esso stesso aveva iperstatizzato?
La psicosi realista prende piede. La nevrosi simbolica trema.
P.S. Articolo scritto a partire da alcuni spunti forniti da Paul Beatriz Preciado nel suo libro Manifesto Contra-sessuale, nell’edizione de Il dito e la luna, specificatamente nel capitolo La logica del dildo ovvero le forbici di Derrida. Vi è da dire che all’impostazione spiccatamente postmodernista di Preciado è stata implementata una più compiuta visione realista, monista, per cui la logica fuzzy adottata simpaticamente in alcuni passaggi è da intendersi valida nominalmente in ambito ontico-esistenziale. Altresì in campo ontologico-metafisico sia fondante la logica che vede l’Incontradditorietà quale auto-imponentesi.
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@ILLUS. nel corpo del testo by TEKATLON, 2020
@ILLUS. in evidenza by MAGUDA FLAZZIDE, 2020





