PLATONE – LA CHORA E LE IMPRONTE DEGLI ENTI ETERNI
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Bisogna chiamarla sempre nello stesso modo, perché non si allontana mai da nessun punto di vista dalle proprietà che la caratterizzano; infatti, essa accoglie sempre tutte le cose, senza mai prendere in nessun modo e a nessuna condizione alcuna forma che assomigli ad alcuna delle cose che entrano in essa; per sua natura essa è come un materiale su cui si imprime l’impronta di ogni cosa, mossa e divisa in figure diverse dalle cose che vi entrano, a causa delle quali essa appare via via sempre diversa. Le cose che in essa entrano e che da essa escono sono immagini degli enti eterni, e da questi ricevono le loro impronte in un modo difficile a dirsi e stupefacente.
[Platone, Timeo, 50b6-c6]
Nella traduzione di F. Fronterotta, BUR 2018 (ottava edizione)





