IL FILOSOFO (S)CONNESSO (I PARTE): LOGIN
Viviamo in costante connessione. Siamo sempre connessi e collegati ad un qualche device che ci permette di accedere a quel flusso interminabile di dati, a quella corrente di eterno scorrimento la cui rapidità di transizione è inversamente proporzionale alla costanza della perduranza: nulla si distrugge, ma neppure nulla muta, perché tutto si cristallizza, impietosamente, all’interno di una fantasmagorica teatralità dell’assurdo. Eteromerie di un πᾶν (pan) che non c’è, assenza di μέρη (mere) del carro dell’Ikea, lego-meme filosofico, atomismo anatomico (ovvero di un corpo an-atomico), atto unico di una non scenica messinscena, nel flusso nulla si distrugge né si trasforma, semplicemente si ammassa, si accumula, si stratifica: persiste nel non-spazio dell’eterna connessione al World Wide Web.
Tutto è connesso. Dunque tutto è perfettamente a disposizione nell’immensa data-rimessa, luogo di ricovero pretraumatico. Tutto è a portata di mano, anzi, ancor più sottilmente di click (paradosso del WWW: il digitale, e il nome stesso svela l’inerente paradossalità, necessita dell’analogico, del non simbolico relazionarsi dei segni. Il click non è digitale, benché digitato, perché analogicamente è l’assenso ad un’operazione quella sì, endogenicamente al device, simbolica. Lo stesso analogico non è immune da una mutazione ontologica: analogico non è effetto di analogia, perché semmai affetto da analogia, bensì è l’assenso stesso; basti pensare all’e-commerce). Tutto è recorded e nulla si perde, basta trovarlo.
Ma il problema non si pone. In fondo, a pensarci attentamente, nulla è introvabile, anche perché nulla è a disposizione. Non sono le cose del flusso ad essere disponibili per noi (illusoria sensazione della selezionabilità), ma, inversamente, siamo noi ad essere a disposizione delle cose che saranno a nostra disposizione: interpassività (Žižek) della connessione. Ciò che è a disposizione richiede la presenza di uno iato di una diversificazione e di una differenza: comporta un’attività che (at)trae i dissimili, che il dissimile attivo (at)tragga a sé il dissimile passivo. Comporta interattività. Ma nella connessione perpetua è impossibile l’instaurarsi della distanza, l’incrinamento temporale della diversione interattiva. La connessione perpetua è il contemporaneo trasmettersi di dati informativi, dunque l’impossibile trasmettersi perché in presenza del già trasmesso. Non c’è trasmissione effettiva di dati perché è il non tutto che si dà in blocco (a cui noi ci diamo, reagendo, quando è troppo tardi, con un click digital-analogico), in un gioco di continui aggiornamenti grazie ai quali si presenterà sempre un po’ meglio, sempre più accattivante. E sta a noi stare al passo (e magari scegliere di farci del male da soli aggiornando di nostra sponte il non tutto), informarci delle sue informazioni, leggere i suoi commenti. Siamo tutti connessi e niente di nuovo sotto il sole; siamo tutti connessi e siamo sempre e già a disposizione; siamo connessi: siamo interpassivi.
Ma possiamo, una volta tanto, anche solo per l’ebbrezza di un esotico detour, provare a essere veramente interattivi? Dovremo allora sconnetterci, come si sente spesso in giro? No, non ne vale la pena. Meglio (s)connettersi: la via del filosofo (s)connesso.
Il processo di sconnessione, tuttavia, non può essere unificato in direzione di un unico procedimento super flat: conosce le sue diramazioni che devono essere prese in considerazione se non si vuole correre il rischio di errare. Difatti, il WWW ha avuto un incredibile sviluppo a partire dagli anni Novanta come realizzazione concreta e tangibile di quel configurare filosofico presentato con il nome di disseminazione. La globalità del Net ha rivalutato l’intera figura della disseminazione, che da antimetafisico discorso cattedratico si è ristrutturata nella decostruzione costruttiva. Se l’immagine cardine della disseminazione è la carta postale derridiana, ovvero l’immagine di un sistema postale all’interno del quale le missive non raggiungono mai la destinazione desiderata (che poi è il massimo raggiungimento dell’irraggiungibilità raggiunta: la lettera non vuole essere destinata), nell’universo Net tutto è perfettamente addressed, vera disseminazione privata della disseminante decostruzione. Ed è una non-decostruzione perché essa opera senza disseminare, ma soltanto dis-seminando, inversione della semina, della stabilità. Si dice che siamo tutti sempre più soli e che nessuno voglia essere più Robin (Cremonini): monadi senza finestre. Però le monadi si trovavano ancora inserite all’interno di una armonia che, per quanto faticosamente pensabile, era prestabilita in modo tale da essere armonica. Le monadi non erano isolate: erano energia, e l’energia non si può isolare.
Il Net ha invertito la disseminazione e infranto le monadi; ora tutto torna, maledettamente (come vorremmo evitarci lo spam!) puntuale, terribilmente armonioso. Sconnessione, disconnessione, (s)connessione. Più livelli si diceva; sconnessione: isolamento, semplicemente impossibile. Costo elevatissimo: scomparsa. Disconnessione: intermittenza, luce a neon; un po’ si è e un po’ non si è. Troppo poco disconnessi, dunque connessi; troppo disconnessi, irrilevanza. (S)connessione: connessamente sconnessi e sconnessamente connessi, si accede al flusso eterno e ci si aggiorna; ma si ci sa girare, non ci si perde nella corrente e non sempre la posta arriva. Si resta attivi, con gli utenti, con il fiume. Inter-attività: comunicazione. Ma che cos’è la comunicazione?
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@ILLUS. by MAN OF PONG, 2019






La comunicazione è l’essente cui si dà questo nome. Non comunica, nondimeno è.