GOD GOOGLE
Chi sostiene la morte della religione, del Padre, di Dio, semplicemente si sbaglia. Chi ritiene che stiamo vivendo in un’epoca materialista, arida, di desertificazione spirituale, non si rende conto dell’abbaglio che lo acceca. E chi asserisce di vivere ormai nell’epoca del post-qualsiasi-cosa, post-moderno, post-metafisico, post-human, prende lucciole per lanterne.
Il Padre, il Dio e la religione hanno di certo subito scossoni, dalla psichiatria, dalla critica sociale, dalla filosofia; messi in seria crisi dalle scienze, umane e scientifiche stricto sensu, hanno vacillato fino all’estrema e ultima possibilità: la completa dissolvenza. E così il moderno, superato nell’agone per l’attualità più attuale, ha lasciato il posto al post-moderno, scafato tempo del “volemose bbene”, pacifico e pacificato da un orizzonte meta-metafisico (ricordiamoci che μέτα (meta) in greco vuol dire tanto “oltre” quanto “dopo”, per l’appunto post-), non più violento e antropocentrico, id est discriminatiorio par exellence nei confronti di tutto ciò che esula dal logocentrismo tutto umano, i cui esiti (esasperati?) conducono verso il superamento ultimo nell’in-sistenza a de-sistere (e dunque e-sistere) scegliendo, da umani, di essere post-umani. Così ci è parso, e ci pare tutt’ora, di per-manere, di attraversare, l’epoca desertica e di sopravvivere in un mondo freddo, inorganico, che imprigiona e sega il nostro afflato trascendente.
Ebbene, le cose, forse, non stanno proprio così. Prendiamo spunto dal post-(qualsiasi-cosa). Siamo davvero sicuri trattarsi di un autentico “dopo“? Soffermiamoci sul figlio unigenito del cosiddetto post-modernismo: Internet. La rete globale nella quale siamo tutti imbrigliati è davvero meno violenta di un pensiero genuinamente meta-fisico? Non parliamo degli haters; parliamo della rete. L’immagine ci riporta alla pesca, a quella forma di caccia subacquea: non è forse anch’essa espressione del logocentrismo umano troppo umano? Ritorniamo sulla rete: bloccati, imbrigliati nell’inter-net (che è un vero intra-net: nulla può scampare), come possiamo pensare di aver superato definitivamente l’autorità del moderno? Nella rete da pesca ci siamo caduti tutti, ma chi è il pescatore? Ecco, le cose iniziano a prendere la giusta direzione.
Il pescatore… ma chi? Non è forse vero che la storia è nata con l’invenzione della scrittura? Certo è una convenzione: ma se andiamo a cercare i primi testi, le prime scritture potremmo fare una scoperta inquietante. Come ci ricorda Yuval Noah Harari, i primi documenti furono alcune pratiche burocratiche. La storia nacque con l’invenzione della convenzione, registrata per via convenzionale. Tutta la storia dell’umanità è la storia delle convenzioni, una grande variazione sul tema unico della convenzione e della sua registrazione in via del tutto convenzionale. L’uomo, in poche parole, è nato con la burocrazia: homo burocraticus (l’uomo è la sua burocrazia). Iattura infinita, la burocrazia ha avuto però il merito di separare, categorizzare, tassonimizzare, classificare: il vero post-human sarà raggiungibile solo allorquando si raggiungerà un livello tale da consentire il post-burocrazia.
Ma se la burocrazia ha segnato a sua volta un post-, dalla pre-istoria alla storia, l’epoca attuale che si crede post-qualsiasi-cosa tranne che della burocrazia, a cui anzi è sempre più indebitata, è veramente post-? Nei discorsi ecologisti e ambientalisti, vere cattedrali delle tematiche post-umaniste, sembra essere caldeggiato un ri-torno alle animistiche apprensioni del mondo: cogliere lo spirito, disseppellire l’anima / le anime del mondo sommerse dalla sabbia della già presentata desertificazione spirituale. In poche parole, si ha l’impressione che i post- tanto agognati si stiano trasformando inconsciamente in un pr(a)e-qualsiasi-cosa.
Torniamo al nostro caro Internet. Ammassati nella rete, l’uomo, nato con la burocrazia, non sta forse esalando gli ultimi respiri siccome pesce fuor d’acqua? Una domanda: quale è il tempo di Internet? Nel mondo burocratico, nel mondo umano, la necessità della registrazione ha comportato il bisogno di una parcellizzazione temporale, di una calcolabilità, di una sequenzialità e periodicità: la storia è la creatrice del tempo, del passato, del presente e del futuro. I vari carpe diem non sarebbero esistiti senza la temporalizzazione umano-epistemologica del tempo. Questo ha permesso una perfetta adattabilità pratica, con tutte le conseguenze del caso (che mi vedono scrivere questo articolo e voi leggerlo, spero, di gusto). Ma Internet non conosce tempo, non conosce ritmo (che è la meravigliosa discontinuità del finito: aritmia e bradicardia/tachicardia sono gli estremi assoluti organici della mancanza di ritmo): tutto scorre, sempre presente, sempre contemporaneo, sempre nuovo. Internet non ha memoria, perché non ha storia, non ha mai visto, ma vede sempre, si ag-giorna, sta al passo non con i giorni, ma con il giorno. Nulla si ri-pete perché nulla permane effettivamente: nulla accade, nulla succede. Ecco perché il suo tempo non è umano; ma nemmeno post-umano! È semmai pr(a)e-umano, il tempo prima della formazione convenzionale dell’umanità: il tempo di Internet è tempo divino.
God Google, e si spera Good Google. Padre buono o arcigno, Dio benevolo e prodigo, oppure ferreo e irremovibile, la religione sta rinascendo in questa corsa sfrenata al pr(a)e-umano vendutosi piuttosto bene come post-human, post-moderno e post-metafisico. Le nostre invocazioni: la compulsione digitazionale di protocolli (altra parolina magica dal potere normativo atta a stabilire la substantia rerum); i nostri sacerdoti: quei motori di ricerca riunitisi in conclave al cospetto del di fatto Pontefice Massimo Google, vero rappresentante di Dio tra gli umani (non più) troppo umani. E allora la desertificazione spirituale lascia il posto ad una calda adorazione teologica, ad una cultualità mai sopita e trasformata e ad un ardore verso l’eternità che la storia ha cercato di svellere, ma che l’umano (non più) troppo umano si sta impegnando a riscoprire nella speranza della cenerizione nell’eternità teologica di God Google.
Il libro di Yuval Noah Harari cui faccio riferimento è l’edizione italiana tradotta da Giuseppe Bernardi con la revisione di Elisa Donin di Sapiens. Da animali a dei. Breve storia dell’umanità, Bompiani, Milano 2014.
@ILLUS by, DEB, 2020






Il panteismo degli antichi mai s’è assopito. I pesci fuor d’acqua sono i cristiani.