ARENA PHILOSOPHIKA: COGITARE
«Connessione inevidente è superiore all’evidente»
«Come ipotesi, prevedo che l’attività cerebrale associata ai nomi distraenti abbia soppresso i neuroni responsabili del nome corretto»
Principio cosmologico, fondazione logica, ossatura democratica, strutturazione biochimica la contesa è ben più che un motore immobile, relazione terza che non prende parte alle parti impegnate nel cimento agonale. Contesa è tutto ciò che non viene detto in quello che viene detto, tutto quello che rimane insaputo nel saputo, l’ordine disordinatamente ordinato ordito senza ordinazione. Contesa è il nome dis-traente che si insinua nel nome traente, il dis-tra-ente, ente tra-sversale, dis-posizione eccentrica e ineludibile. Contesa è lo scherno scherzoso del ludibrioso timpaneggiamento ai danni di colui che sa come vanno i cieli e come andranno domani e forse, chissà, anche dopodomani, ma che ignora, portatore sano di figuraccia cosmica, il buco che lo aspetta al prossimo passo. Contesa è l’impassibilità che non si scompiglia, che timpaneggia il timpaneggiatore semplicemente fottendosene. Contesa è la più nobile delle arti, senza apparati tecnici. Dunque non più arte: contesa.
Contesa è la dis-organizzazione operativamente organizzatrice, dis-trazione traente, attenzione dis-tratta. Contesa è il gesto primo degli dei, estrazione di qualcosa dal nulla, cosmogonia tratta dal non-niente caotico. La creatio ex nihilo è già instaurazione della contesa, scontro tra il qualcosa e il nulla, tra il padre (che poi è una madre che poi è neutro: nihil) e il figlio in un edipico gioco al massacro (il padre deve essere ucciso per sposare la madre che poi è il padre che poi è neutro: aliquid). Contesa è il principio del politeismo olimpico e di quello tout court, pletora di dei antropizzati, forse meno dei che uomini se non fosse per l’immortalità, particolare non del tutto trascurabile mi si permetta. Contesa che riaffiora nell’antiagonale Trinità dell’unità dei distinti, non per sostanza (precisazione disinnescante), ma per persona (smentita, e non è un caso, dal Figlio, vera cesura, contenzioso ancora aperto).
Ma la contesa non è instaurazione di un regime di lotta mortale. La contesa non è affermazione dell’inimicizia senza riserve. Si contende, e se lo si fa è perché si con-tende, tendenza tendente al tendere-con, assieme. La contesa è lo specchio, anzi uno specchio, speciale e unico: i riflessi sono indipendenti. E chi è riflesso in chi? Questa è la domanda della contesa: chi è riflesso nel riflesso? Chi è (il) riflesso? Ecco la contesa: speculazione. E la speculazione è ciò che ha tratto l’uomo riflettendosi nel cielo, ciò che ha tangenzialmente interrotto nella trasmissione diretta di una sapienza prona: ascoltate, apprendete, vivete. La contesa è la speculazione come triangolazione, figura della perfezione psicoanalitica (Padre, Madre, Figlio) e cosmico-religiosa (Trinità); è triangolazione come ipotenusa congiungente trasversalmente i punti del riflesso-riflettente; il numero irrazionale e irreale che non può esistere se non come esorbitante orbita incidente, scontro casuale e inevitabile. E la contesa è speculazione perché speculazione è filosofia; inversione dell’enucleazione classica del principio di simmetria (della sua enucleazione: che cambia in sostanza?) nel se C=B e B=A allora… lascio a voi l’inferenza. Ma la filosofia ha nel nome l’antidoto alla contesa: filía, l’amore e l’amicizia. Come può realizzarsi l’inferenza? Miracolo della contesa: è contesa con se stessa, riflesso speculativo (speculare ma non fisso), triangolazione. L’amicizia nasce dalla contesa e la contesa è luogo dell’amicizia: Philosophika.
Ma qual è il luogo del luogo? Qual è il luogo della contesa già luogo dell’amicizia? Non è il cosmo, perché principiato dalla contesa e non è Dio, perché atto della contesa. E se l’inferenza transitiva è corretta – luogo della contesa è luogo dell’amicizia e luogo dell’amicizia è luogo della contesa -, il luogo del luogo sarà piuttosto il luogo del luogo del luogo, luogo e locato in ciò di cui è luogo-locato. Ma quale sarà mai questo particolarissimo e (in)esistente luogo? Non c’è amicizia senza contesa, così come non ci può essere contesa senza amicizia. Solo tra i combattenti può sorgere amicizia e solo tra i combattenti si sprigiona contesa. L’“uguale” della relazione C=B è il combattimento tra amici che crea amici e che da amici crea contesa (senza la quale la relazione combattimento non potrebbe essere immaginata). Ma il combattimento ha luogo in quel luogo in cui hanno luogo il luogo dell’amicizia (contesa) e il luogo della contesa (amicizia); teatro della commedia, anfiteatro della tragedia, Colosseo dei Gladiatori: Arena.
Follia? Blasfemia? No; questa è ARENA PHILOSOPHIKA!
La prima citazione in esergo è stata tratta dall’edizione Diels-Kranz curata in italiano da Alessandro Lami, I presocratici, Bur, Milano 2016 (decima edizione), qui Eraclito, frammento 54, p. 217.
La seconda da C. Koch, La ricerca della coscienza. Una prospettiva neurobiologica, curata da Silvio Ferraresi, UTET, Torino, 2007, p. 33.
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