SUL MISTERO IGNOTO
“Sul mistero ignoto” è un articolo scritto sul finire del 2019, troppo controverso per trovare sistemazione nel blog. Per questa e altre ragioni è stato direttamente gettato nella “Ghenizah” di Arena Philosophika: “From the cradle to the grave”.
Il mistero inteso come ignoto per definizione non è esperito, quello è il noto, ciò che appare (e quando si esperisce un qualcosa che viene detto ignoto si intende che era ignoto prima).
Il discorso sull’ignoto è un discorso metafisico perché si occupa, in qualche modo, di determinare ciò che non appare (rendere noto l’ignoto).
Tuttavia, evidentemente, ciò che è noto è solamente il presente, di estensione limitata, da limiti noti solo approssimativamente, e continuamente mutevole. Il mistero ignoto sembra essere vastamente più esteso della scienza (episteme o sofia), ossia del noto. A meno che si ritenga che solo il noto sia esistente (solipsismo o meglio presentismo).
Il noto, però, come detto, è continuamente mutevole. Quindi qualcosa pare irrompere nel noto dall’ignoto. Entrando nell’ambito del noto, però, l’ignoto si rende noto.
Pochi rilievi empirici si possono fare dell’ignoto, anzi nessuno, poiché l’esperienza è esperienza del noto. Dunque è necessario procedere speculativamente (ciò si può dire quando la speculazione entra nell’ambito del noto). Per esempio così:
– il noto è noto e non può essere ignoto quando e dove è noto. L’ignoranza (negazione) del noto che è nota è la presenza di tale notizia nel noto; ciò non può essere smentito;
Il dubbio (skepsis) è circa l’ignoto, per cui si può tentare così:
– l’ignoto è relativamente ignoto, ossia è noto quando e dove è noto ed è ignoto altrove; il noto è relativamente noto e relativamente ignoto;
– l’ignoto è assolutamente ignoto, totalmente altro dal noto, non entra nell’ambito del noto, ne rimane sempre separato dunque non è;
– l’ignoto è assolutamente ignoto, totalmente altro da noto, fintanto che non irrompe nel noto, alterandolo;
Le prime due proposte sembrano coincidere sul valore da attribuire al noto. La differenza è sul valore (nominale) da attribuire all’ignoto. Nella prima esso si fa segno del noto altrove, nella seconda dell’ignoto altrove, ossia nel mai noto o nel nessun luogo della notizia.
La terza proposta è incompatibile con la prima proposizione che si era detta non smentibile, l’esperienza. Non avviene nel noto l’alterazione del noto. Poiché ciò che appare appare come appare.
L’alterazione dunque deve avvenire interamente nell’ignoto per poi apparire nel noto già determinata e dunque come notizia. L’alterazione annullerebbe ogni valore ontologico del noto. Ossia l’esistenza apparirebbe come proiezione, identica e diversa da sé stessa, dell’ignoto e diversa da quello.
Se si vuole proseguire nella speculazione, siccome tutto ciò che entra nella sfera del noto diventa (o è) noto, mentre il mistero ignoto non può essere notato, si può procedere all’inverso.
Ossia piuttosto che tentare d’indurre l’ignoto, in modo da renderlo noto (come ignoto), incontrandolo ed esperendolo, provare a dedurlo dal Tutto, di cui solo una porzione è nota.
(Evidentemente si potrà ottenere con tale operazione solo un segno dell’ignoto, un simbolo, poiché se se ne ricava l’ignoto stesso quello poi si rivelerebbe come noto).
Del Tutto sono calcolabili tre modelli:
– il sistema del: “Tutto è necessario”, auto-nomo, autarchico, comprensivo, appartenente a sé stesso;
– il sistema del: “Tutto è contingente”, etero-nomo, anarchico, non comprensivo, non appartenente a sé stesso;
– la skepsis
I primi due modelli sono discorsi compiuti (perfecti), o meglio perfetto il primo, imperfetto il secondo (ma imperfetto è il suo nome, che indica il principio anarchico, cui tutto si sottopone tranne Lui). Il modello scettico è incompiuto (infectum), vedendo il Tutto né totalmente perfetto né totalmente imperfetto, e rimarrà tale discorrendo sino a quando non trova compimento terminandosi (non discorrendo più) o diventando un discorso perfectum. Riprendendo a discorrere continuerà a cercare. Tutti i modelli che non sono dei primi due tipi appartengono al terzo e sono grosso modo un unico modello oscillante tra il primo e il secondo modello.
Scartando dunque la skepsis, si noti che nel primo modello ogni noto diaboleggia se stesso (apparendo si mostra tramite se stesso), ma pure simboleggia ogni altro noto (apparizione non manifesta ma altrove presente) che così è solo relativamente ignoto. Nel secondo modello invece ogni noto è noto solo contingentemente, dunque apparendo equivale comunque all’ignoranza di sé. Con ciò ogni noto è immagine dell’ignoto.
Dunque in conclusione il mistero ignoto:
– assolutamente non è;
– è assiologicamente identico al noto nell’essergli equivalente;
– oppure è la skepsis stessa.
@ILLUS. by MAGUDA FLAZZIDE, 2020





