TOTTI (NON) FA MIRACOLI, DICE SPINOZA
Francesco (Totti) non è (Papa) Francesco. Lapalissiano. Eppure Francesco (Totti) ha fatto qualcosa da (Papa) Francesco. Veniamo a conoscenza dell’accaduto grazie alla poiesi romanesca di Rugantino.it (per leggere la poesia clicca qui): l’impossibile è divenuto reale. Pensiamo solo se l’avesse compiuto (Papa) Francesco: che cosa sarebbe successo? Qui non ci interessano le sliding doors; meglio chiedersi: cosa è accaduto?
L’Avvento dell’impossibile lascia sempre sgomenti. La continuità abituale infranta da un’irruzione che interrompe, dilacerante la nicchia protettiva entro la quale si è trovato rifugio (o cella infernale dell’incubo più nero della malattia senza luce); l’immutabilità di un destino segnato per un capriccio della Suerte, tanto prodiga quanto arcigna; l’essere di una condizione che si fa l’Essere – nel senso che se lo fotte e che se ne fotte – e lo blocca nelle sbarre metafisiche di una fisicità del tutto scollegata dalla volontà; tutto questo si sgretola e si smonta, la bolla esplode e il flusso ricomincia.
L’Avvento dell’impensabile spezza il tempo di Avvento, di un’attesa fiduciosa e speranzosa, fervente e sorda e muta. L’Avvenire avviene e libera dalla procrastinamentalità dell’avvenire l’Avvenire ora avvenuto. L’Avvento dell’Avvenire, evento dell’anno, nega la negatività dell’attesa dell’Avvenire per stagliarsi – nel senso di s-tagliarsi, s-cucirsi – dal nulla in cui è giunto, dal Nulla da cui è avvenuto. Ma solo un Dio, o il Sacro, può permettersi d’interrompere la sacrosanta piana.
Un picco: di pressione, di temperatura, di attività cerebrale. L’Avvento, cioè l’Evento, picchia duro. Appuntito, aguzzo, contundente; affonda il taglio nel corpo dello stato di cose siccome burro, affilata per benino la lama. Ha del meraviglioso, del mirabolante, del mirabile: è il Miracolo. E cosa meglio del Miracolo avvicina il di là all’al di qua? Cosa è più performante che il miracolo nella lotta alla dimostrazione ultima e definitiva, dimostrata la quale null’altro sarebbe degno da dimostrarsi? Allora non è vero che (Francesco (Totti) non è (Papa) Francesco)!
Ma non è così! Insorge, risorta, la voce di Spinoza.

L’Avvento, ovvero l’evento dell’anno, distrae perché distoglie: non si s-taglia, ma dis-trae, rivolta l’azione ad altri traendoli fuori strada. E che cos’è più pericoloso di un miracolo e della sua dis-trazione? La retorica miracolosa ha un potere realmente miracoloso: nell’indiscrezione insinuante si fa discreta, fa i discreti; è indiscretamente discreta, separa, fende, offende. Trascina l’Impensabile nel pensabile, lo rende im-pensabile e reale. Che sia sopra o contro (natura) il miracolo e la sua retorica miracolosa stravolgono il buon gusto della Logica e approdano al cattivo gusto della proclamazione sacra, divina: allora è vero che (Francesco (Totti) non è (Papa) Francesco).
Che discrezione! Una descrizione dettagliata di discreti indialoganti. Chiama il Sacro e lo nomina: questo è il miracolo del miracolo. Ma la voce da tempo sommessa, per discrezione, osa essere indiscreta e avanzar parole discrete:
Niente accade dunque in natura che ripugni alle sue leggi universali; ma neppure niente che non si accordi con quelle leggi o non segua da esse: tutto ciò che avviene, infatti, avviene per la volontà e l’eterno decreto di Dio […]. [S]e così non è, infatti, non si stabilisce nient’altro se non che Dio ha creato una natura così impotente e le ha dato leggi così sterili da essere costretto a soccorrerla di nuovo più volte, se vuole che essa sia conservata, e per fare in modo che le cose succedano come è desiderabile, – che che giudico del tutto estranea alla ragione (Spinoza, Trattato theologico-politicus, VI, 4)
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