ENERGOUMENO E DYNAMENO
Si dica energoumeno l’apparizione priva di operazioni intellettuali che schiaccia l’intelletto. Si dica dynameno la presenza non manifesta dell’energoumeno.
Se dell’energoumeno è correttamente da dirsi che non sia una costruzione intellettuale perché l’intelletto non ne sostiene l’apparizione se non ri-tenendo l’energoumeno senza analizzarlo e quindi in definitiva escludendosi, è nondimeno da precisarsi che l’energoumeno è tale quando lo si consideri nella sua dimensione liminale. Ciò perché è in tale piano che esso va così nominato.
A livello sub-liminale l’energoumeno è tuttavia in costruzione in quella dimensione che se considerata è da ri-tenersi come negatività prospettica (Shibalba). Qui l’energoumeno è da dirsi dynameno.
Ogni operazione intellettuale, che nell’operare deve necessariamente introdurre la negatività relativa, si accompagna alle costruzioni non-liminali dynameniche.
Tali costruzioni altra con-seguenza non hanno che irrompere nella dimensione liminale, indisposte all’intelletto.
Il dynameno che si manifesta, così, diventa istantaneamente energoumeno, il quale, pur essendo indistinto dal resto dell’energia, pare distinguersi dinanzi all’intelletto. Questo malsopporta necessariamente la presenza manifesta energoumenica nella mente, ma non può affrontarla perché tentando di analizzarla e decostruirla non vi riuscirebbe. Ciò poiché essa non è una sua costruzione.
Così quando accade, se accade, che l’intelletto sfidi l’energoumeno, è il primo a essere inevitabilmente sconfitto.
L’energoumeno è dunque granitica universalità immanente, che ir-rompe nel cerchio finito dell’anima (apparizione) non analizzabile dall’intelletto, sopraggiungendo da un piano di senso (esistenza) ultra-immanente (trascendente). Il dynameno è il suo corrispettivo in costruzione nella dimensione negativa del (non-)significato, Shibalba.


