PARMENIDE – (Sonetto IV)
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1964
Terrificante e venerando maestro
piombò a rifar dell’auroral pensiero
il fondamento. Di rapsodo l’estro
raccolse e voce restituiva al vero.
“Tutto quel ch’è – tuonò – da sempre fu;
e non mai nacque e da null’altro venne,
né mai morrà né moverassi più,
poiché l’eterno è di natur perenne.
E solo ciò che pronunciar si può
lo scranno avrà nella diritta mente,
ma del non ente dissertar non so”.
Così quel savio con rigor dicea
mentre d’attorno l’additò la gente:
“È quegli ordunque lo stranier d’Elea?”
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