ERASED: È POSSIBILE RICORDARSI DEL FUTURO?
Il dottor Kitagawa mi ha passato uno specchio in mano. Naturalmente c’era riflessa la mia faccia attuale… Quando mi sono visto la mia reazione è stata… “Come sono dimagrito!”
Kei Sanbe, Erased, vol. 6

Il concetto di tempo è una di quelle pietre miliari sulle quali si è discettato da tempo immemore. Vuoi che sia stato definito come «immagine mobile dell’eternità» (Platone, Timeo, 37d), vuoi come distensio animi (Sant’Agostino), vuoi in quanto forma dell’intuizione pura e trascendentale, ovverosia condizione di possibilità, dell’esperienza (senso interno) da Kant o come flusso continuo di proiezione e scorrimento nella durata di Bergson, il tempo ha da sempre diviso le coscienze tra due concezioni differenti e antinomiche: la sua non esistenza da una parte, dall’altra la sua esistenza.
Se per Platone il tempo è la necessaria componente di una costruzione del cosmo da parte di un Demiurgo che non può non copiare le Idee perfette ma che al contempo non può configurare un cosmo privo di ordine, temporale per l’appunto, e riflettente la differenza ontologica del piano iperuranico da quello sublunare «secondo l’ordine del tempo» (Anassimandro) e se per Kant il tempo altro non sarebbe che la condizione della possibilità della serie degli eventi (per altro non serializzabili senza tempo), per Bergson, di contro, il tempo esiste ed è, è un flusso di creazione, un ondeggiare a tastoni, un avanzare incerto e creativo: un élan, ovviamente vital.
Satoru Fujinuma ha 29 anni ed è un mangaka fallito. I suoi disegni non riescono a esprimere la profondità del suo animo; non riesce a guardarsi dentro. La sua anima è un’immensa spelonca, scavata da tempo immemore; un incavarsi continuo che risale alla sua infanzia. Ha però un dono, una maledizione forse, peggiore di quella di Amleto venuto al mondo per redimere le colpe del tempo, per dirimere la matassa dell’espiazione: la capacità di riavvolgere il tempo, di tornare indietro, da uno a cinque minuti al massimo, per risistemare, per riaggiustare una distorsione, un’anomalia (un incidente, un assassinio…).
“Revival”, così lo chiama questo quirk. È come un ripiegamento del tempo su se stesso, una retrocessione della corrente temporale che inverte il suo flusso per ritornare sui suoi passi: se Satoru trova «l’elemento anomalo» e riesce così restituire cosmo al caos, il tempo torna a procedere linearmente, dal passato in direzione del futuro passando per il presente. Durante un revival ha un incidente e viene portato in ospedale; al suo risveglio troverà la giovane collega Airi Katagiri al suo capezzale. «Io ho l’impressione che le parole… se pronunciate ad alta voce… possano diventare realtà» (vol. 1) – al sentire questa affermazione un forte senso di nostalgia riempie il cuore di Satoru…

La linea è l’immagine classica volta a figurare lo scorrere del tempo. E dalla linea si possono generare le serie, le perline di quella collana che è il tempo. L’insieme delle serie è la sintesi del tempo, la collezione degli istanti, il ritmo (battito cardiaco del tempo): scansione del passato – presente – futuro. E se le serie, formate dalla sintesi, fossero le serie di attimi la cui congiunzione è la disgiunzione degli attimi? Se la sintesi del tempo fosse sintesi disgiuntiva? (Deleuze; cfr. le serie della Logica del senso). Allora in quale rapporto sarebbero passato – presente – futuro? Un pregiudizio la fa da padrone: che il reale, il presente per intenderci, sia sempre assiologicamente (valorialmente) superiore al possibile (il futuro) e al non-più-possibile (il passato).
Di questo è stato Bergson a fornirci un’audace argomentazione apparentemente controintuitiva: è il possibile ad avere un quid pluris rispetto al reale; è il reale che diviene qualcosa in più nel farsi possibile. E questo perché il tempo nel suo procedere di creazione in creazione, di realizzazione in realizzazione, spariglia le carte in tavola della prevedibilità matematica; la linea frazionabile e matematizzabile, dunque calcolabile, si ripiega su se stessa, retrocede e rende possibile la possibilità. Il presente ha la capacità retroattiva di riconfigurare il passato, di fornire possibilità al non-più-possibile che a sua volta influirà nel rinegoziare daccapo la ragione della sua riconfigurazione. Basti pensare a ciò che si crede di non essere in grado di fare; una volta che si riesce a portare a termine quell’operazione per noi prima supposta impossibile, si scopre che era perfettamente possibile: sarà stata possibile perché in fondo lo è sempre stato.
Filosoficamente parlando, sarà stato possibile, ora, nel presente e solo nel presente, il passato, il non-più-possibile, ora possibile (cioè nel futuro); l’opera del futuro «sarà stata possibile oggi, ma non lo è ancora» (Bergson, Il possibile e il reale, p. 85).
Ritornato a casa una sera del maggio 2006, Satoru si scontra contro la durezza del reale. Un crimine efferato lo coinvolge personalmente; egli stesso, vittima, viene accusato di esserne il colpevole. Un’immensa anomalia si è generata. Durante la fuga disperata, scosso profondamente dall’accaduto, un nuovo Revival lo investe… Apre gli occhi e si trova davanti alla scuola elementare da lui frequentata; siamo nel 1988 e Satoru ora ha 10 anni. Perché è tornato indietro di così tanto? Qual è ora il suo presente? Quale il suo passato? Quale il suo futuro? Avrà pure ben 10 anni, ma la sua mente è quella di un ventinovenne. Per lui il tempo continua a scorrere normalmente oppure a ritroso? E i suoi ricordi infranti cosa sono diventati ora? Il suo nuovo presente? Se il Revival ha un senso, allora quel crimine del futuro (il suo passato ora) è collegato con gli eventi verificatisi nel lontano 1988 (il suo presente adesso). Fermare la serie di crimini (l’omicidio di Hinazuki Kayo, Nakanishi Aya, Sugita Hiromi) e salvare dalla falsa accusa che sarà addossata al suo amico Yuuki (il suo futuro ora): questa la sua determinazione, la sua scelta. Se ha un senso il viaggio nel tempo, se ha un senso cambiare il passato (ora suo presente) per cambiare il futuro (al momento suo passato) quella sarà (stata; perché non lo è ora, il suo presente, né allora, il suo futuro, perché nel passato non sono stati fermati, donde la falsa accusa del 2006) la sua missione…

Ma cosa è allora il presente? È davvero ciò che è attuale? Qui forse si insinua un dubbio e prende forma l’incompletezza di Bergson: per il filosofo francese infatti il possibile si attualizza solo grazie alla presenza del presente; senza il presente che rende possibile la possibilità il passato non può riottenere la possibilità ora mancante (l’Amleto, difatti, è possibile solo ora che è nato Shakespeare e che ha dato il via alla stesura dell’opera). Ma la retroattività del presente, che riabilita il passato, tende ad espungere il futuro dall’orizzonte temporale (che sarebbe per lui il dispiegarsi delle virtualità creatrici dello slancio evolutivo), a patto che non si ammetta l’intuitiva natura futura del presente rispetto al passato. Bergson non ha portato fino in fondo tale affermazione; non ha approfondito l’in-attualità del presente.

A ben guardare, difatti, nella retroattività del presente sul passato il passato si fa futuro; non tanto un futuro anteriore (sarà stato) à la Bergson, quanto più futuro semplice. Il presente, nella sua piega, nel suo rivolgersi indietro sta di già anticipando il futuro che si andrà ad innestare sul passato, sul non-più-possibile per renderlo possibile. Ma in questa sua azione retrograda il presente diventa passato, il non-più-possibile perché ha ceduto la sua possibilità al passato, che è così diventato futuro. Futuro che nel suo posticipare il passato si è fatto presente, l’ora, l’adesso. Intuitivamente è facile concepire l’anfibolica natura del presente: passato per il futuro, e futuro per il passato. Tuttavia, una tale concezione lascerebbe del tutto in disparte il presente che si presenterebbe semplicemente come determinazione negativa, ovvero non-più e non-ancora. Sarebbe un passaggio, un’attuazione momentanea le cui ricadute impreviste e imprevedibili possono venire determinate, anche se solo negativamente.
Con il presente in-attuale, invece, si va a sottolineare quanto il presente sia contemporaneamente tanto presente, quanto passato (nella sua retroattività) quanto futuro (rinegoziazione del passato). Pensiamoci: se una persona confessa il suo amore per me, ciò mi porta a rivalutare il tempo trascorso insieme (gesti, parole, ricordi tutto acquista un senso nuovo) che acquisisce nuove atmosfere (modificazione del passato che è futuro dal momento che le mie stesse azioni subiranno un inevitabile mutamento), che il sentimento sia ricambiato o meno. Il presente va a rifluire sul passato che sarà il mio futuro (riconfigurazione del passato) che cambierà il mio presente (che è poi il mio futuro). Come si può notare, il presente non è mera attualità, quanto più in-attualità.
Siamo nell’agosto 2003 e il giovane Satoru si sveglia finalmente dal lungo coma durato 15 anni. La volontà di salvare i suoi amici e di fermare l’assassino lo hanno portato fino a questo punto. Al suo risveglio dopo alcuni giorni di controlli medici, il dottore Kitagawa gli dà uno specchio per potersi vedere ora, da venticinquenne: «[i]l dottor Kitagawa mi ha passato uno specchio in mano. Naturalmente c’era riflessa la mia faccia attuale… Quando mi sono visto la mia reazione è stata… “Come sono dimagrito!”» Perché questa reazione? I suoi ricordi si assommano nella testa: il colpevole, Kayo (ma lui non si ricordava il nome), Airi (anch’essa dimenticata; per forza, l’avrebbe conosciuta solo nel 2006! Cioè nel futuro! Ma che ora era il suo passato!)…

Esattamente come nel 2006, sarà Airi la chiave di volta che aprirà il sigillo, la porta chiusa dei suoi ricordi. E tutto verrà a galla, solo allora, solo nel futuro, cioè nel suo passato, ovvero il suo presente.
Ecco perché si rende quasi necessario rispondere affermativamente a quella domanda assurda: è possibile ricordarsi del futuro? Satoru lo ha fatto; ogni ri-cordo, ogni riportare alla luce il fondo del passato è intriso di pensiero che non è mera immersione, mera rammemorazione e ritenzione mnestica (ricordo Erinnerung, un compulsare nozioni sommativamente), ma ricordo-pensiero (Gedächtnis), che si prende tutto il tempo eccedente del presente che abbiamo visto essere passato e futuro eppure pienamente presente nell’in-attualità del suo fluire.

@ILLUS. IN EVIDENZA by MAGUDA FLAZZIDE, 2021
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