NEL MONDO DI LEIBNIZ
Prima di entrare nel grande universo del pensiero di Leibniz, è opportuno fare una breve premessa.
Leibniz è stato un pensatore immenso ed è stato considerato un “genio universale”. Nella sua vastità si nasconde il fascino e la bellezza della ricerca filosofica. È bene ricordare, però, che può sembrare complicato, data la grossa mole di scritti, collegare tutti gli elementi del suo pensiero; ma l’impresa non è impossibile. Basta avere soltanto un po’ di pazienza.
Malgrado le difficoltà, Leibniz rappresenta una delle figure più affascinanti nella storia della filosofia. Inoltre, in ogni suo scritto si notano dei particolari che aprono diverse strade per ulteriori approfondimenti del suo pensiero. Infatti il filosofo tedesco aveva toccato tutti i campi del sapere: dalla filosofia alla giurisprudenza, fino a raggiungere ambiti della conoscenza sempre più profondi. Ecco perché definisco il suo pensiero vasto; ed è per questo che richiede molta attenzione.
Pubblicò, appena ventenne, il De arte combinatoria nel 1666. Invece, tre anni prima, la sua Disputatio metaphysica de principio individuationis. In queste due opere, il filosofo tedesco delinea, seppur con un linguaggio diverso, i punti salienti del suo filosofare.
Già il titolo dell’opera del ’66 fa pensare che il pensatore tedesco non aveva soltanto condotto studi esclusivamente filosofici. Infatti, la matematica resterà una parte integrante della sua riflessione. È importante dire, inoltre, che bisogna chiarire bene la questione della matematica. Il metodo matematico era uno strumento indispensabile per il filosofo.
In effetti, oltre ai vari progetti, Leibniz aveva l’obiettivo di risolvere con semplicità le dispute del passato, soprattutto da un punto di vista del linguaggio. Prima di scendere in profondità, è bene dire che aveva in mente di fondare una sorta di alfabeto dei pensieri umani, per semplificare le diverse dispute e per risolvere i vari problemi della filosofia. Quindi l’applicazione del metodo matematico, seppure con le sue problematiche, era necessario; per il filosofo era una strada sicura anche da un punto di vista metodologico. Lo stesso Cartesio aveva in mente l’idea di una costituzione di una mathesis universalis, ma per Leibniz le cose andarono diversamente. Il filosofo di Lipsia si rese conto che bisognava tenere unite due parti della filosofia molto importanti, che per lui sono due facce della stessa medaglia. Logica e metafisica sono le due parti del suo pensiero che Leibniz tenne unite. Non è possibile tener separate le parti l’una dall’altra, poiché rappresentavano la testa e il cuore del filosofo.
Dunque lo spirito della modernità s’incarnò nel cuore del filosofo di Lipsia. Delegò alla ragione il compito di dare un senso alla realtà, e quindi di sbrogliare i nodi più complessi del filosofare. Il termine ratio, a mio avviso, non ha più il solo significato di dianoia in senso platonico: rendere ragione significa cercare il senso della realtà, cioè dire il perché una cosa sia così e non altrimenti; significa essere capaci di scendere nelle profondità della realtà, cioè comprendere le strutture che reggono il tutto. Si nota subito il cambiamento anche da un punto di vista logico offerto da Leibniz. Per questo il filosofo tedesco recuperò la logica aristotelica, ritenuta fondamentale anche nell’ambito del linguaggio, ma vi aggiunse il principio di ragion sufficiente, trasformando la ratio nella causa che spiegasse i fili più sottili della realtà. È bene aggiungere, però, che bisognava procedere per gradi, prima di giungere alla ragion sufficiente. Nel pensiero di Leibniz nulla viene lasciato al caso: tutto ha una sua logica e una sua strada da percorrere.
Il genio del filosofo tedesco non sta solamente nell’invenzione del calcolo infinitesimale, oppure nell’aver apportato qualche modifica alla macchina calcolatrice a partire da un modello già costruito da Blaise Pascal. Il suo lato interessante era di riuscire a trovare un senso in tutto ciò che faceva e studiava. Il metodo del pensatore tedesco procedeva a piccoli passi: a partire dall’analisi delle nozioni fino ad arrivare ad elementi più complessi. L’elemento analitico e sintetico nella ricerca di Leibniz diventavano due punti importanti. Motivo per cui il linguaggio giocava un ruolo imprescindibile per lui. Il linguaggio, infatti, non era semplicemente lo strumento attraverso cui si può comunicare. Leibniz non si fermava, andava oltre; doveva cercare il senso della lingua; basti pensare alla sua analisi delle lingue. Secondo il filosofo tedesco, un buon discorso deve seguire tre punti: chiarezza, eleganza e verità. Su quest’ultima, Leibniz dedicò quasi, se non tutta, la sua vita. Sia il metodo matematico, ma filosofico, che il linguaggio lo aiutarono a risolvere il problema della verità, pur con le sue difficoltà.
L’analisi dei termini risultava necessaria, perché i termini, che costituiscono una proposizione, erano oggetto di esami sempre più approfonditi. Infatti Leibniz era consapevole delle problematiche che ruotavano intorno alla verità. Ecco perché distinse le verità necessarie, o di ragione, dalle verità contingenti, o di fatto: necessità e contingenza erano i due termini chiave per compiere un passaggio successivo e per capire il vero problema della verità. Ci si può rendere subito conto di quanto la questione non sia affatto semplice. La distinzione tra verità necessarie e verità contingenti scaturì, secondo Leibniz, dalla distinzione tra termini complessi e termini incomplessi; è chiaro il riferimento all’algebra e alla matematica. Infatti le verità necessarie sono verità dimostrabili, cioè scomponibili in verità identiche, come nel caso di 2+2=4. Per essere ancora più chiari: 2+2 non fa 5; infatti implicherebbe una contraddizione.
Le verità contingenti, invece, procedono all’infinito nella dimostrazione, perché non sono scomponibili in verità identiche, e solo Dio, l’Ens necessarium, può conoscere nel profondo le verità contingenti. Per esempio, secondo il filosofo tedesco l’esistenza del mondo è contingente; ma c’è una ragione, detto semplicemente, che mi dice il perché il mondo sia così e non altrimenti. Oppure, per fare un altro esempio di verità contingente, il sole che sorge o tramonta.
Il problema della verità nel filosofo tedesco è la chiara dimostrazione che ci sono delle difficoltà ancora non risolte nel suo pensiero. Ecco perché la bellezza di un filosofo come Leibniz sta nel fatto che non finisce mai di stupire.
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