SAN SECONDO: LE CAPPELLE MEDIEVALI (PARTE II)
La parete di fondo è di lettura decisamente più complicata, rappresenta di fatti due figure genuflesse, ovvero un cavaliere in armatura con barba e un giovane al suo seguito, e, a destra, l’effige di un frate domenicano. La ricostruzione della scena è di fatto molto complessa, non essendo stato reperito alcun testo descrittivo. Occorre quindi partire da un’ipotesi di datazione attraverso il confronto con la terza cappella del medesimo lato, che fu interessata dall’apertura dei finestroni laterali così come la seconda. Per quanto i cicli di affreschi risultano essere indifferenti tra loro è comunque evidente la differenza delle due decorazioni: quelle della terza risultano precedenti ai rifacimenti gotici dell’edificio in quanto non solo non sono coerenti con le aperture ma ne risentono pesantemente, quelle della seconda invece paiono conviverci ed essere quindi realizzate successivamente alla loro realizzazione. Anche lo stile pare essere successivo rispetto agli affreschi visti fino ad adesso, innanzitutto non vi è lo sfondo presente, e poi traspare un utilizzo di biacca ai fine di donare lucentezza all’affresco tipicamente successivo. Le figure rappresentate sono inoltre le uniche due non appartenenti alla categoria dei santi e dei martiri, ma risultano esser testimonianze storiche. Confrontandone quindi l’iconografia l’affresco potrebbe essere un tributo della cessione di Asti ai Savoia[9] avvenuta per opera di Carlo V, la cui iconografia è decisamente sovrapponibile a quella dell’affresco.[10]
Figura 4 Fedeli in ginocchio, affresco, Collegiata di San Secondo, Asti, fine XV sec-inizio XVI sec.
A complicare ancora di più l’insieme la presenza di un frate Domenicano, avulso dal resto della narrazione, che è stato sovente indicato come San Pietro di Verona, priore nel 1240 di Asti, di stile nuovamente più vicino al San Secondo della parete destra.[11]
Figura 5 Frate Domenicano, affresco, Collegiata di San Secondo, Asti, XV sec.
Si è mantenuta praticamente del tutto intatta invece la raffigurazione della parete sinistra della cappella, raffigurante il mistero della redenzione come atto trinitario, il che ci pone subito in un’epoca post masacciana ma pre-lavori di rifacimento della Chiesa lo stile, l’utilizzo dello sfondo nero, la cornice bianca e rossa sono gli stessi che compaiono nelle pitture della parete di destra. Al centro vi è Dio, seduto sul trono, vestito con i colori della città di Asti, che sorregge tra le mani donandolo allo spettatore il crocifisso con Gesù morente, sopra la testa del quale e quindi sul cuore di Dio figura la colomba dello Spirito Santo. A destra del Creatore due figure di santi dialogano tra di loro, si tratta evidentemente di San Pietro, con in mano le chiavi per aprire la Chiesa di Dio che sorregge nella mano sinistra, e San Francesco, riconoscibile dal saio francescano e dalle stimmate che mostra indicando la mano aperta. A sinistra della Trinità sono invece raffigurati San Nicola di Bari con le tre monete tipiche e San Bernardo di Chiaravalle vestito con il saio bianco e con in mano il bastone pastorale. L’agiografia di entrambi i Santi li lega al culto del Natale, ed è forse per questo che, a differenza degli altri due, hanno lo sguardo rivolto direttamente al Creatore, e alla Madonna annunciata raffigurata in alto a destra.
Figura 6 Dettaglio SS.Trinità, Collegiata di San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
La particolarità del dipinto è infatti quella di collocare due scene sacre separate tra di loro all’interno di un unico affresco, nella fascia superiore viene raffigurata un’Annunciazione alquanto inedita. L’arcangelo Gabriele e la Madonna, raffigurata seduta a un banco di chiesa, sono collocati su due piattaforme fluttuanti. Anche i loro gesti non sono canonici, l’angelo muove verso la Vergine la mano in modo impetuoso, la quale porta una mano al petto, quasi intimorita. La scena è quindi la prefigurazione della Passione di Cristo, premessa necessaria per salvare il popolo di Dio.
Figura 7 Dettaglio SS. Trinità, Collegiata di San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Figura 8 Affresco della SS. Trinità, Collegiata San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Figura 9 Dettaglio SS. Trinità, Collegiata San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Figura 10 Dettaglio SS. Trinità, affresco, Collegiata San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Sono poche le pitture che si sono conservate nella terza cappella ma, come già anticipato, offrono un importante termine di datazione a seguito della loro distruzione parziale avvenuta con i lavori della seconda metà del ‘400 per l’apertura della finestra gotica. Sulla parete di fondo emergono infatti ai lati della finestra quattro piccole teste di personaggi intenti a profetizzare come si evince dai cartigli nelle loro mani, i due della fascia superiore indossano rispettivamente un velo e un cappello rosso, quelli nella fascia inferiore indossano entrambi il berretto frigio e tra i due la figura a sinistra è una sibilla, personaggio amato dalla cultura popolare del periodo. Le quattro rappresentazioni sono collocate ai lati di una nicchia che possiamo definire contemporanea alla pittura delle stesse in quanto la decorazione pittorica prosegue all’interno della cornice dell’apertura, e al cui interno possiamo dunque immaginare la presenza di una pala raffigurante una scena dell’Antico Testamento vista la presenza dei Profeti. Il tutto viene incorniciato da due figure di enormi dimensioni di cui si sono conservate unicamente le gambe, quella a sinistra indossa la tunica rosso e bianca, mentre quella di destra, con tunica bianca, tiene per mano anche un giovanissimo fanciullo che sorregge un pesce, siamo di fronte a Tobiolo ed è perciò facilmente intuibile che, la figura che lo accompagna, altro non è se non l’Angelo Raffaele, fatto che coinciderebbe anche con la segnalazione della presenza dell’altare dedicato al Santo del Peruzzi. La prima delle due figure la cui ricostruzione pare di fatto impossibile potrebbe, indossando i colori rosso e bianco simbolo della città piemontese, raffigurare il Santo Patrono stesso.
Figura 11 Dettaglio decorazione interna a nicchia, affresco, Collegiata di San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Figura 12 Profeta e sibilla con gambe figura non identificata (probabile San Secondo), affresco, Collegiata di San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Figura 13 San Tobiolo con Angelo Raffaele, affrasco, Collegiata di San Secondo, Asti, prima metà del XV sec.
Per comprendere l’iconografia è funzionale la pala Adorazione dei Magi [12]di Gandolfino da Roreto,[13] conservata fin dalla sua realizzazione, ovvero dal secondo decennio del ‘500, all’interno della Chiesa. Anche qui compare un giovanissimo Tobiolo con il pesce in mano per mano dell’Angelo Raffaelle, e poi la pala contiene scene e personaggi che si rinvengono negli affreschi da noi analizzati: la processione degli apostoli, la Madonna con il Bambino benedicente, l’Annunciazione nella parte superiore del complesso pittorico e il Gesù in pietà. Il richiamo ai Magi è inoltre in forte dialogo con la presenza dei cappelli frigi indossati dalle due figure prima citate, il copricapo era infatti legato alla loro figura seguendo la tradizione bizantina. Risulta quindi evidente come le pitture murarie del ‘400 abbiano profondamente influenzato l’artista il quale realizzò l’opera già consapevole della sua futura collocazione.La terza cappella offre infine anche uno spicchio di quella che poteva essere la decorazione dei soffitti in periodo medievale, infatti, nel semicatino dell’abside compare nuovamente San Secondo con il modellino in mano su cui svetta lo stendardo della città di Asti, la palma del martirio e la tunica, testimonianza della copertura pittorica di tutto l’edificio. Nella parte superiore della lunetta vi è invece una decorazione geometrica che facilmente si presta a una ripetizione modulare in tutto il soffitto. Risulta quindi possibile, grazie soprattutto a questa cappella, ricostruire l’immagine che accoglieva i fedeli al loro ingresso in chiesa nel corso del Medioevo, le cappelle infatti seppur in modo sparuto, conservano affreschi sia nella fascia bassa delle pareti che sull’intera loro superficie presentando decorazioni anche nelle piccole volte del soffitto.
Figura 14 San Secondo, affresco, Collegiata di San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Sulla parete destra della stessa cappella traspare un ulteriore affresco gravemente compromesso, da cui emergono però le raffigurazioni di oggetti che sono un chiaro riferimento alla Passione di Cristo. Si possono infatti distinguere con chiarezza dall’altro in basso i tre chiodi, la scritta I.N.R.I che sovrasta il legno della croce, la colonna segnata dalle nerbate, il martello, la punta della lancia, la corona di spine appesa alla croce, un ramo di spine probabilmente relativo alla frusta di saggina e, nella fascia bassa, una veste bianca che altro non è se non la tunica di Cristo. Il tutto incorniciato da una cornice dorata a creare il trompe l’oeil di una pala d’altare, sempre seguendo la visita pastorale del Peruzzi, probabilmente si trattava dell’altare dei Santi Apostoli.
Figura 15 Strumenti della Passione di Cristo, affresco parziale, Collegiata di San Secondo, Asti, prima metà XV sec.
Conclusioni
Il ciclo emerso è quindi solo una piccolissima parte degli affreschi medievali originari, che interessavano evidentemente non solo l’interno della Chiesa ma anche l’area esterna di accesso del lato nord, come si evince della lunetta di fine XIV secolo raffigurante la Madonna con Bambino e San Secondo, unica pittura mai ricoperta dalle lavorazioni successive. Stupisce la vivacità di raffigurazioni, personaggi e l’invettiva creativa delle maestranze che contribuirono all’unicità di ogni singola cappella, dove si scorgono figure sacre di dimensioni differenti, più o meno in dialogo tra di loro, e una ripetizione continua del Santo Patrono, sempre raffigurato in abiti borghesi o civili, usanza che si perse a partire dal 1590 quando gli abiti vennero sostituiti dalla divisa militare e cavalleresca.[14] La datazione che vede gli affreschi realizzati tra l’inizio del XV secolo e il 1456 è dovuta quindi a ragioni di tipo figurativo (gli abiti del Santo), a ragioni di tipo architettonico per quanto concerne gli ampiamenti dell’edificio (le aperture delle finestre), stilistico (gli sfondi scuri, le cornici, la tecnica di realizzazione) e attraverso la ricerca documentale che (quali gli atti che testimoniano i lavori di rifacimento dell’edificio a partire dall’inizio del ‘300). Si può quindi intuire, essendo stati i lavori svolti ai fini di un prolungamento della facciata, che la realizzazione degli affreschi sia andata di pari passo con l’ampliamento dell’edificio, a partire dalla Madonna con Bambino nella lunetta nord databile attorno al 1390 circa, sino alle cappelle più vicine al portale di ingresso della Chiesa antecedenti comunque al 1456. Unica eccezione, come si è visto, l’immagine dei due uomini inginocchiati della seconda cappella, che si uniforma appieno con i rifacimenti delle pareti.
Bibliografia
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